Makumba! (Un microracconto di commiato)

Makumba! (Un microracconto di commiato)

31 Ottobre 2021 0 Di Gli Epicurei

“Makumba!”
“Terrore!”

Lei ride, tutti ululano e continuano a ballare come ossessi, perché il Makumba chiuderà tra poche ore, e si sparge la voce che ci saranno comunque incontri woodoo, come li chiamano i clienti, ma questo è l’ultima nottata ufficiale, sfrenata, lugubre e isterica.
La sua attenzione si sofferma su un ragazzo così anni Novanta da risultare quasi spiritoso, tutto nero e con lo zainetto a forma di bara, che, sentendosi osservato, la guarda, e allora lei allarga il sorriso e alza la bottiglia di birra a mo’ di brindisi, e quindi lui fa una smorfietta e torna a parlare con i suoi amici, retro-darkettoni pure loro.

“Makumba!”
“Terrore!”

Eccola che si diverte, lei che non è mai stata un tipo nottambulo, ma adesso decide che parteciperà agli incontri woodoo (non li chiamano riti perché già in passato avevano avuto problemi con le forze dell’ordine), dove fanno ascoltare musica dark in tutte le sue sfumature, da Screamin’ Jay Hawkins ai Cure alla musica techno alla house, ma tutti in salsa che vorrebbe essere ballabile e gradevole per chiunque, perciò i brani vengono remixati da un DJ sempre diverso e sempre più o meno incapace per essere goduti da gente che aspira più a far parte di un qualcosa legato al male (e lei sghignazza tra sé e sé al solo pensiero) che a sentire musica fatta bene.

“Makumba!”
“Terrore!”

Il refrain è forse la cosa più riuscita di tutta l’operazione Makumba. Viene ripetuto almeno ogni dieci minuti, con escalation di tre o quattro volte di seguito, per caricare un esercito che, una volta pronto alla battaglia, sarebbe andato a dormire, per ribellarsi al coprifuoco solo se c’è una bevuta gratis.
Lei si guarda intorno, studia le persone a gruppi casuali, non sa perché li trova interessanti, e perché vorrebbe sbirciare nelle loro vite, nei loro corpi, per vedere con i loro occhi, solo per un secondo, che già risuona eccessivo, e intanto li osserva, loro così ansiosi di essere diversi una volta a settimana, per poi rientrare orgogliosi nella norma, senza avere la voglia o l’ambizione o il coraggio di portare avanti quell’alterità così bisognosa di un’etichetta ben visibile che lì, al sicuro, sbandierano con orgoglio.

“Makumba!”
“Terrore!”

Terrore in che senso?, vorrebbe chiedere lei, perché non sono terrorizzati e non terrorizzano, si lagnano della chiusura, delle disposizioni che vietano l’uso della sala, delle norme che da domani entreranno in vigore, di un contagio che dopo la terza pandemia e la novantesima variante non spaventa più nessuno, ma che semplicemente intervalla la vita tra i periodi di balli clandestini e riaperture più o meno ufficiali, con controlli dell’ufficio d’igiene e della finanza e della polizia e di qualunque forza dell’ordine che finisce per chiudere un occhio perché i tempi sono duri e perché in fondo gli avventori sono delle brave persone che non danno noia a nessuno; e anche se le telecamere di sicurezza sono rotte ormai da tempo immemore, dai, in fondo il Makumba ha cinquant’anni, ne ha viste di ogni, e dispiace a tutti che stia per chiudere, perché trovare un posto che rispetti le regole di areazione e impatto ambientale eccetera è veramente un casino, ma vuoi mettere vedersi clandestinamente in un luogo dannoso e pericoloso, pieno di germi che corteggiano la mortalità e, soprattutto, illegale?

“Makumba!”
“Terrore!”

E poi c’è lei, che invece si sforza con tutto il cuore di sembrare normale ma che non lo è per niente: i lunghi capelli castani, i jeans scuri e la maglia a righe, non troppo truccata, sempre con la sua birra in mano, lei che non balla mai, che è entrata da sola ed uscirà da sola, che scambia il minimo di parole indispensabili a far parte dell’ambiente ma senza lasciarsi più di tanto ricordare, che sorride e dice “per favore” e “grazie”.
Lei, che, al contrario di loro, sembra ordinaria e che invece è diversa, si accosta ai tavolini abbandonati e comincia a versare, con discrezione, senza essere vista da nessuno, della polverina nelle bevande, e allora sarà macumba davvero, senza k,  il voodoo sarà quello reale,  il terrore sarà endemico e palpabile.
Nei prossimi giorni, a leggere il giornale, ci sarà da divertirsi.

(Chiara)

PS: Gli epicurei chiude qui, e questo è quanto.
È stato bello, grazie a tutti coloro che ci hanno seguito, godete delle cose e state bene 🙂