Un piano perfetto: “Il potere del cane” di Thomas Savage

Un piano perfetto: “Il potere del cane” di Thomas Savage

11 Ottobre 2021 0 Di Gli Epicurei

Il potere del cane, capolavoro di Thomas Savage edito da Neri Pozza, viene presentato come un romanzo sull’omosessualità repressa e, a quanto dicono le prime recensioni uscite dopo la presentazione del film tratto dal libro, la regista Jane Campion ha puntato l’attenzione sulla costruzione che uno dei protagonisti, Phil, fa di sé, evidenziando le derive tossiche di un certo tipo di mascolinità.

Ecco, per me tutta questa faccenda è assolutamente marginale: quello che più mi è rimasto impresso del romanzo sono la disamina attentissima e feroce della malignità e l’esaltazione di una qualità da noi spesso bistrattata, ovvero il distacco emotivo, quella cosa che ti permette di volgere a tuo vantaggio la più sfavorevole delle situazioni.
Perché Il potere del cane è la storia di due vendette: quella inefficace e inutilmente distruttiva del cowboy Phil contro la cognata, rea di aver cambiato lo stato delle cose nella sua vita, e quella del figlio di lei Peter, capace, con molta acutezza e intelligenza, di appostarsi, mirare e fare fuoco.

Un piccolo incidente ne preparava sempre un altro.

Poche ambientazioni, pochissimi personaggi, una forma di duello incrociato che ha il sapore definitivo delle storie di Sergio Leone o Sam Peckinpah, la nostalgia di un mondo più semplice e di facile lettura, dove si era giusti o sbagliati (quindi paria), e poi la necessità del cambiamento e del saperlo affrontare, di imparare a coltivare nuovi modi di essere e di amare, e farlo anche con la dovuta cattiveria, perché è essenziale non soccombere prima di tutto a sé stessi; e allora la compassione, la presenza mentale, una visione del mondo pulita, l’accettazione di sé e al contempo del mondo diventano strumenti capaci di affilare le proprie armi, nutrienti che ci sostengono, ci fortificano e ci permettono di agire con più efficacia e lucidità.
Perché alla fine si tratta di crescere, e arrivare a un modo di essere che sentiamo giusto e nostro, oppure rimanere in uno stato adolescenziale e bizzoso, e quindi crudele in maniera insensata, per poi perdere ogni cosa.


Peter non si macchiava mai di sangue la camicia pulita, considerava questa capacità di restare immacolato come una sorta di tirocinio per il futuro.

E Savage parla di questo: del non avere paura, soprattutto di sé stessi, di non nascondersi, di coltivare il nostro carattere e la nostra intelligenza, perché il male c’è, e il male è sempre una cosa stupida e piccola che può fare danni enormi ma che non dobbiamo aver paura di esercitare.
Alla fine, è tutta una questione di voler diventare adulti.

(Chiara)