Delle chiappe della Spigolatrice e di sculture che sono invece belle ed erotiche

Delle chiappe della Spigolatrice e di sculture che sono invece belle ed erotiche

1 Ottobre 2021 0 Di Gli Epicurei

In realtà no, non si parla dei glutei della Spigolatrice, ma una foto delle suddette chiappe la posto lo stesso.


O forse in realtà sì, dato che, al di là dell’ammirazione per delle natiche che io mi sogno anche facendo trecento squat al giorno, non capisco cosa ci sia da difendere nella scultura in questione se non, appunto, le natiche. Che poi chi la critica o la giudica offensiva non ne fa certamente una questione di censura, ma piuttosto una questione del perché sia stata creata una statua del genere in questo momento storico, una statua che ritrae una starlette appena uscita dal Grande Fratello che fa una foto su Instagram, una modellina come tante che non riesce (o forse non vuole proprio) a trascendere il suo bel (fino a un certo punto) corpo per trasformarsi in qualcosa d’altro che non siano un paio di natiche ben tornite e poco altro, o forse niente altro.

Perché diciamocelo, la poverina è sproporzionata da morire, ha dei piedi minuscoli, l’espressione stolida e orgogliosa di chi ha un bel sedere e punta tutto su quello, è più un ritratto dei nostri tempi che un qualcosa che dovrebbe rimandare ad altro, o raccontare una storia come vorrebbe l’idea della spigolatrice; che poi la sproporzione in sé non è un problema, basti pensare a una delle sculture nostrane più celebri, o la più celebre addirittura, il David di Michelangelo, che diamine se di difetti ne ha (testone, manone, piedoni, pene da bambino), ma che compensa con quella postura da ragazzaccio pensoso, di un qualcuno che pensa “Ma starò facendo una vaccata?”, e c’è tutto un movimento interiore che si dipana in quelle linee stranamente morbide ma ferme, una decisione presa che però mette una certa inquietudine, e tutta una serie di cose che danno a quell’opera una vita, uno spessore, un appiglio per l’immaginario.



Che poi, alla fine, anche chi parla di erotismo non è che centri tanto il bersaglio, quanto, a parere di chi scrive, qui si tratta proprio di sessualizzazione, ovvero un qualcuno che inserisce il sesso in un contesto chje non c’entra nulla, ovvero, nello specifico (ma anche no), guardare un paio di chiappe che semplicemente sono chiappe. In realtà l’erotismo è un gioco a due che si sta perdendo, un gioco che, da parte mia, pratico con due statue che per me sono l’apoteosi del sensuale: il Fauno Barberini (o il Satiro ubriaco)



e il Bacco del solito Michelangelo.



Anche qui si tratta di un gioco di mera immaginazione, di atmosfere, di un’ebbrezza che rimanda a una certa vulnerabilità, a una maggiore intimità (e che, lo ammetto, a guardarli da sobria mi si stuzzica anche una certa tensione predatoria, una tensione che inquieta me per prima e che rende il tutto ancora più piccante, ma il bello dell’immaginazione è anche riconoscere parti oscure di sé e imparare a governarle), voglio dire, guardate la posizione del Fauno, non è solamente un corpo esposto e sbracato, è anche uno che ha straceduto all’ebbrezza, che ha perso il controllo di sé e che forse a trasceso il suo stato; e lo stesso il Bacco, la sua instabilità, la pancetta, i muscoli morbidi, la rilassatezza, l’espressione assente e malinconica di chi vede oltre, di chi sa cose che non riesce e non può comunicare.

E la storia dell’arte è piena di cose del genere, atte anche a scandagliare inquietudini e a suscitare scandalo, ma non è questo il caso della Spigolatrice, che anzi è perfettamente centrata nel suo contesto, talmente piatta e piena di niente (che è cosa diversa dall’essere vuota, che magari sarebbe anche una virtù) da dover essere difesa da chi la contesta, perché, poverina, in fondo non fa nulla.
E il problema, forse, è proprio questo.

(Chiara)