Dare via i libri

Dare via i libri

27 Settembre 2021 0 Di Gli Epicurei

Questa estate ho dato via un bel po’ dei miei libri, tra regali a persone curiose e commercianti di volumi usati.
È stata la cosa migliore e più liberatoria che ho fatto da almeno un paio d’anni a questa parte. Che poi alcuni dei libri che ho dato via mi sono anche piaciuti parecchio, solo che mi chiedevo che cosa ci facessero in casa mia. Poi ci sono quelli che ho comprato perché belli bellissimi, meravigliosi e che tutti dovrebbero leggere ma che sono rimasti chiusi, e anzi, a guardarli mi davano pure un po’ di fastidio. Che poi sicuramente sono opere di valore, ma probabilmente non facevano al caso mio.

Ancora adesso sto sgombrando libri, a ritmo meno sostenuto di questa estate (in un mese ho riempito una sola busta), ma di continuo. E ne compro molti ma molti meno di prima.
Ho avuto il sospetto, nella mia opera di svuotamento, di starmi disamorando della lettura, e ci sta che dopo un qualche anno di abbuffate abbia bisogno di una buona siesta per digerire; tuttavia, il sospetto è stato fugato dal fatto che il piacere dato dalla pratica della lettura è rimasto pressochè intonso: quello che faccio fatica a fare è trovare un testo che mi faccia innamorare, che mi aiuti a praticare quella forma di meditazione data dall’atto di leggere, ovvero un processo di allontanamento dalla contingenza che però non sia distrazione, e men che meno fuga. A molti libri concedo una lettura veloce e poi li saluto, e il più delle volte saluto anche l’autore, spesso per sempre.

Uno degli effetti di questa pratica è che non so più quali e quanti libri valga la pena possedere.
Nel mio caso: quasi tutto Maugham (ho dato via Schiavo d’amore perché troppo tradizionale), Marlon James, Sibylle Lewitscharoff, Goliarda Sapienza, Percival Everett, quasi tutto Jerzy Kosinsky (darò via Flipper e L’uccello dipinto – ma poi molte delle cose sue le ho su tablet in lingua originale), qualcosa di Joyce Carol Oates, i soliti Jean Teulé, Régis Jauffret e Claro, Agota Kristof e pochi altri. Mi scoccerebbe l’idea di diventare una di quelle persone che leggono solo un certo tipo di libri, ma il fatto è che se molti dei testi che posseggo non sono abbastanza interessanti da meritarsi una seconda lettura, tanto vale regalarli a qualcuno che magari li apprezza.

Un’altra questione riguarda gli acquisti. Al momento li ho dimezzati, e penso che li ridurrò ancora, e allora mi chiedo su cosa basare l’acquisto. I consigli valgono fino a un certo punto, le recensioni anche meno (ne scriverò in futuro), le quarte di copertina, talvolta, raccontano libri che non esistono, le fascette andrebbero abolite. Rimane l’argomento per quanto riguarda i saggi e un po’ di trama per romanzi e racconti. Ciò di cui sono sicura è che non provo il benché minimo interesse per la letteratura, che la politica lascia il tempo che trova, l’introspezione devo ancora contestualizzarla per bene all’interno del mondo in cui vivo, i romanzi di trama anche no. Molto spesso mi trovo davanti a un libro finito e a dirmi “e quindi?”, e senza la voglia di trovare qualcosa su cui riflettere.

L’ultima questione riguarda il fatto di scrivere di libri.
Ma su questa ci devo ancora pensare.

(Chiara)