Mantra

Mantra

13 Settembre 2021 0 Di Gli Epicurei

L’esercizio delle proprie facoltà è felicità.

Sono abbastanza certa di aver letto questa frase nell’introduzione di un libro di Virginia Woolf, e ho sempre creduto che fosse sua, anche se adesso non ne sono così sicura.
Ma non ha importanza.
Il fatto è che io credo fortissimamente nella pratica dell’affinamento, sotto tutti i punti di vista: mentale, emotivo, spirituale, critico.
Amare meglio, leggere meglio, scrivere meglio, pensare meglio, stare sempre meglio con il mio corpo e la mia anima; rivedere a cadenza regolare i miei progressi e scovare i margini di miglioramento.
E scoprire, ogni santa volta, che, alla fine, si tratta semplicemente di tornare alle basi.

L’esercizio delle proprie facoltà è felicità.

Un paio di avvenimenti mi sono rimasti incastrati nella memoria, ed entrambi sono legati alle arti marziali.
Il primo fu quando imparai a dare i pugni. Me ne stavo per dei quarti d’ora (o delle mezz’ore) a tirare pugni prima con il destro e poi con il sinistro, e l’istruttore mi diceva che non si colpiva solo con il pugno ma con tutto il corpo. C’erano tutti dei movimenti intermedi che portavano il pugno a essere massimamente efficace, e questi movimenti potevano essere spezzettati ulteriormente in micromovimenti e via dicendo. Era una roba galvanizzante. E mi ricordo con una nettezza cristallina il giorno in cui diedi un pugno esattamente come si doveva, e sentii questo flusso di energia, quest’onda di forza partire dalla punta del mio piede destro, salire su per la gamba per poi raccogliersi nell’addome e poi letteralmente scatenarsi attraverso il fianco e scorrere fluidissima lungo la spalla, il braccio ed esplodere ben focalizzata nella mano. Fu come se per la prima volta fossi cosciente di avere un corpo, e che questo fosse finalmente connesso con la testa.
Il secondo fu quando, durante uno stage, osservai uno dei maestri di più alto livello parlare con il caposcuola proveniente dal Giappone per chiedergli chiarimenti, aggiustamenti e cose così; e la cosa spettacolare fu che il maestro lo istruì sulle posizioni di base, che erano quelle che stavo imparando io da zero, e che non avrei mai imparato, perché di lì a poco avrei lasciato il corso per tutta una serie di motivi che non sto qui a spiegare.
Ma intanto la lezione più importante l’avevo già imparata.

L’esercizio delle proprie facoltà è felicità.

E mi viene in mente una frase del sempre magnifico Maugham, ovvero che occorrono solo tre cose per scrivere il romanzo perfetto, ma che nessuno sa quali siano. E io dico che servono solo tre cose per vivere una vita appagante e carica di senso, ma nessuno sa quali siano. Tuttavia occorre lavorarci continuamente.

L’esercizio delle proprie facoltà è felicità.

(Chiara)