“Tutto ciò che sappiamo sul Krondo” di Luigi Cecchi ma, soprattutto, “Lo straordinario Wingalf”

“Tutto ciò che sappiamo sul Krondo” di Luigi Cecchi ma, soprattutto, “Lo straordinario Wingalf”

21 Giugno 2021 0 Di Gli Epicurei

I microracconti (anche se alcuni non sono tanto micro) che compongono Tutto ciò che sappiamo sul krondo (Del Vecchio editore) di Luigi Cecchi sono deliziose immersioni in acque sempre diverse, sempre fresche, e alla fine, quello che rimane, nella maggior parte dei casi, è proprio quella sensazione di aver dato uno sguardo, parziale ma esauriente, a cose e situazioni tra loro diversissime, giostrandosi con gran divertimento tra il fantastico, l’orrorifico, il quotidiano e il fantascientifico; perché alla fine Cecchi riesce fin da subito a farti entrare nel contesto, tempo una frase e ci sei, e questi personaggi che ci mostrano un fotogramma del loro mondo e del loro vivere riescono davvero a dare una miniatura delle loro vite esatta e completa, capace anche di farti immaginare quello che il quadro esclude.
Ma c’è un racconto, che non è troppo micro e che a mio parere spicca tra gli altri, e che mi ha rubato il cuore, tanto che ci penso ancora e che mi “tormenterà” per qualche tempo, e questo racconto è Lo straordinario Wingalf.

Disegnatore era una parola che gli calzava a pennello.

Lo straordinario Wingalf è il racconto di una vita, di un amore, di una passione e di un sentire che non molla la presa anche quando la mente lo fa; è una storia di mani e di fatica e, ripeto, di amore sviscerato e di una fedeltà a ciò che si è che trascende tutto; ed è una storia ruvida e gentile, una storia dotata di un cuore immenso, una storia di lealtà e di identità commovente. Wingalf mi ha trafitto il cuore perché mi ha trasmesso una visione, e perché si tratta di un racconto capace di illuminare tutto il resto della raccolta di una luce che non se ne va: il fatto è che mi sembra che si dia parola al creatore, o meglio, all’estro creativo e ai suoi compromessi, all’arte che esce fuori malgrado chi la opera, il miracolo del creare come gioco tra chi fa e chi riceve.

Wingalf si teneva stretta la sua arte e la sua maestria, ne era geloso, era tutto ciò per cui aveva speso la sua vita. Non era mai stato gentile. Non aveva altro se non la propria bravura, il proprio virtuosismo, la sua mano.

Il fatto è che l’arte, qualunque cosa si voglia intendere con questa parola, semplicemente esce, comunica, e ci fa immergere in mondi che diventano il nostro, che lo allargano, a prescindere dai limiti di chi questa parte la produce.
Ecco, questo racconto inietta di vita e di gioia e di sforzo amoroso tutta la raccolta, e questo senza nulla togliere alle altre storie che, ripeto, sono divertenti, divertite e gustosissime; perché alla fine di buoni libri è pieno il mondo ma un libro vivo è tutta un’altra cosa.

(laChiara)