Altre narrazioni: i giochi di “Rusty Lake”

Altre narrazioni: i giochi di “Rusty Lake”

31 Maggio 2021 0 Di Gli Epicurei

A parte l’infanzia, quando giocavo a Super Mario Bros, non sono mai stata un’appassionata di videogiochi. Forse un pelo Final Fantasy Non Mi Ricordo Quale, ma niente di che, e poi un gioco di quelli che dovevi costruire delle città, governarle e gestire gli accidenti, un gioco di cui ricordo non il titolo ma il fatto che cementavo alleanze e sedavo rivolte regalando vino agli altri, e anche quando, di testa mia, conquistavo un paese nemico o un regno alleato vai giù di vino, e tutti erano felici.

Ecco, i giochi di Rusty Lake sono una cosa completamente diversa. Gioco e rigioco a quei giochi esattamente come leggo un libro, ovvero scavando nei personaggi, nelle relazioni, ansiosa di capire tutte le implicazioni del mondo che Robin Ras e Maarten Loise hanno creato.

Il primo gioco, Samsara Room, risale al 2013, ed è stato l’ultimo a cui ho giocato; poi c’è tutta la serie di Cube Escape (in ordine: Seasons, The Lake, Arles, Harvey’s Box, Case 23, The Mill, Birthday, Theatre, The Cave, Paradox) ed i giochi a pagamento (Hotel, Roots, che è il mio preferito, e Paradise, sempre collegati al mondo che impariamo a conoscere attraverso i giochi di Cube Escape); poi c’è la visual novel The White Door, che si gioca/legge in una giornata, e il corto per l’uscita di Paradox (gioco per metà gratuito e per metà a pagamento), che vi posto qui sotto:

Credo che un’idea ve la siate fatta, e quindi andate di Seasons e immergetevi per non tornare più su. Perché io, adesso, ogni mese, mi metto lì e controllo che sia uscito il loro nuovo progetto, o un progetto laterale o uno spin off, insomma in qualcosa che complichi e stratifichi le narrazioni precedenti. Il fatto è che quest’azienda olandese è riuscita a fare un qualcosa che tanti narratori ormai non riescono a fare quasi più: creare un mondo altro, strano, in cui la logica non sempre la fa da padrone ma che sposta i suoi limiti sempre un po’ più in là (molti lamentano che certe soluzioni non sono proprio intuitive ma che devi sforzarti a pensare in maniera diversa – come se questo fosse un difetto), che travalica epoche, crea archetipi e si costruisce, di volta in volta, in maniera sempre più robusta e ramificata.

Cose come questi giochi mi fanno pensare non tanto che l’arte di raccontare è un qualcosa di meraviglioso, e che leggere le storie è un’esperienza che davvero rende ricchi, e che c’è ancora tanto, tanto, tanto, tanto da esplorare.
E che l’importante, la prima cosa che non va mai dimenticata, la base di tutto, è il piacere.

(laChiara)