La sentinella del proprio destino: “L’ultimo cranio del marchese di Sade” di Jacques Chessex

La sentinella del proprio destino: “L’ultimo cranio del marchese di Sade” di Jacques Chessex

21 Maggio 2021 0 Di Gli Epicurei

Dormiente pazzo, sonno del filosofo con il braciere dell’assenza di Dio.
Imprigionamento, coercizione, deserto, esplosione dell’idea e del desiderio.
Charenton, notte dell’estate 1814, succubo inviato dal nulla a un cranio amico del nulla.

Sicuramente uno dei libri più belli dell’anno, forse della vita, scritto da un Jacques Chessex furioso ed entusiasta, scatenato, osceno, divertente e divertito.
Il cranio del Marchese di Sade (pubblicato da Fazi) è una bomba che oltraggia, scandalizza e turba, un romanzo cupo e vitale che  racconta e riverbera della luce oscura del suo protagonistam, il marchese di sade, appunto, giunto agli ultimi attimi della sua vita diventa un qualcosa che s’impone, seduce e e infrange qualsiasi convenzione e senso morale attraverso un’irrisione blasfema e liberatoria, che diventa una scoreggia dritta in faccia a chi vuole classificare la sua opera, il suo pensiero, la sua vita, per nobilitarli, e magari salvarli.

Il fatto è che questa storia doppia, che narra le vicende di un uomo e di ciò che resta di lui, è una favola irriverente e terrifica che racconta di questo principe richiuso in un ospizio che sfida la vita, la mente, lo spirito e la morte, e che poi soccombe alla malettia e al tempo, e che solo apparentemente viene sconfitto dai suoi nemici (la chiesa), ma che poi resuscita, o, meglio, esce letteralmente dalla tomba attraverso il suo cranio e viaggia per il mondo e lo sconvolge, lo corrompe, lo rivela e, per certi versi, lo libera.

L’ultimo cranio del marchese di sade… So che andrò a fargli visita tanto spesso quanto me lo consentirà la prudenza. Gli parlerò. Mi risponderà. Poi lo inviterò a casa mia, gli offrirò la bocca e il sesso di una ragazza che avrò convocato a tale scopo, o gli chiederò di proteggere il taccuino dove scriverò questa storia.

Chessex ha scritto un’opera che fa venir voglia di correre, di urlare, di godere della propria coscienza, di spingersi oltre i propri limiti morali, di sperimentare, di irridere, di giocare, di sogghignare, di vincere le circostanze. Perché la cosa spettacolare è la quantità di gioia, di divertimento, letteralmente di luce e di aria che emerge da un racconto che parla di perversioni estreme, di dolore e decadimento fisico, di costrizioni e di corpi che si deteriorano, di reliquie blasfeme che distruggono tutto ciò con cui vengono a contatto, che poi, se ci si pensa, alla fine è la vita che funziona così, e tanto vale abbracciarla in tutte le sue perversioni, in tutta la sua intelligenza, in tutta la sua crudeltà, in tutta la sua libertà.

(Chiara Lecito)