Illuminazione “Fila dritto, gira in tondo” di Emmanuel Venet

Illuminazione “Fila dritto, gira in tondo” di Emmanuel Venet

3 Maggio 2021 0 Di Gli Epicurei

Mio padre e mia madre sono un altro esempio di fallimento amoroso inscritto nelle circostanze stesse del loro incontro. Si conobbero nella filiale in cui mio padre lavorava come cassiere e dove mia madre era correntista. Studentessa spesso al verde, mi ha raccontato di essersi fatta corteggiare da mio padre perché lui chiudeva un occhio sui suoi scoperti purché lei si lasciasse invitare al cinema o al ristorante.

Avevo nostalgia e bisogno di Emmanuel Venet amncora prima di conoscerlo, e me ne sono resa conto dopo aver letto questo suo Fila dritto, gira in tondo, pubblicato da Prehistorica editore (che ha un catalogo tutto francese e molto particolare), romanzo bello succoso su una famiglia con i nervi a pezzi ben dissezionata dal suo membro più reietto, un uomo con la sindrome di Asperger e sentimenti superomistici, la cui serietà totale è bella saporosa e la mancanza di umorismo esilarante.

Il nostro narratore anonimo, intollerante verso le convenzioni sociali e incapace di mentire, ha uno sguardo così pulito, esatto, clinico, scevro da qualsiasi lettura delle cose che non siano i puri fatti, da risultare implacabile, e allora le piccolezze si rivelano davvero come piccolezze, e le miserie sono davvero misere, ed è liberatorio da morire rendersene conto e trasporre questo esame scientifico e implacabile alla nostra vita e alle nostre relazioni, per arrivare alla conclusione che siamo tanto ridicoli, e che sono tutte vaccate, tutti giochi di potere, e c’è un’atmosfera quasi fassbinderiana ma senza il suo dolore e il suo disagio, e alla fine ci si rende conto che buona parte del divertimento è tutto qui, ovvero nel riconoscere quanto sono cretini i nostri drammi, e quanto feriamo chi ci circonda con delle boiate spaventose, e quanto sono patetiche le storie che ci raccontiamo, e quanto distruggiamo distruggendoci, e al diavolo tutto.

Ognuno si chiederà tra sé e sé se la successione gli riserva qualche bella sorpresa o se la clinica per anziani non autosufficienti si è pappata l’intero patrimonio della defunta. Probabilmente qualcun altro penserà ai quattro posti ancora liberi in quella comoda tomba al riparo dalle acque piovane, si chiederà a chi toccheranno e si metterà a scommettere sull’ordine d’arrivo alle bare, come sono io stesso tentato di fare in questo preciso momento.

Concluso il libro, che vanta un finale dal sapore quasi apocalittico e gioiosamente sarcastico nei confronti di ogni pretesa d’importanza, mi sono sentita pervadere da una sensazione di libertà e di piacere puro che mi perdura tutt’oggi. Ancora adesso mi diverto a spiluccare un pezzettino di Venet qua e là, giusto qualche riga, per riassaporare un racconto divertentissimo e irrispettoso e recuperare le coordinate di un’irrilevanza intelligente e soave, ché con onestà, almeno con sé stessi, si vive molto meglio.
Una meraviglia.

(laChiara)