Lost in brain: “Magnete” di Stefania Meneghella

Ci sono romanzi che non sono perfetti ma che fanno una simpatia incredibile, soprattutto per i loro difetti e Magnete, di Stefania Meneghella, pubblicato da Ego Valeo edizioni, è uno di questi.

La convinzione era sempre stata la mia arma migliore.

Il romanzo, scritto interamente durante il lockdown del 2020 e ambientato in quel periodo, racconta di Virginia, una ragazza che si trova a esplorare la mente della sua migliore amica-nemica, Sofia, e a conoscerla in un modo così profondo che neanche Sofia stessa potrebbe raggiungere. Tanto più che Sofia sembra quasi una creatura quasi mitologica, fantasmatica, condannata a essere perennemente estranea a sé stessa, a fuggirsi, a nascondersi, a odiarsi, a costruirsi sul nulla, ad adorarsi.

Magnete è, come ho già detto, un romanzo sommamente imperfetto: certi concetti sono ribaditi fino alla nausea, la parte centrale tende ad attorcigliarsi un po’ su sé stessa (come fa Sofia, d’altronde, e anche come fa, in tono minore e nella sua ansia di capire e di venirne fuori, Virginia), e le parti dedicate all’isolamento della pandemia sono talvolta poco organiche; tuttavia, c’è un entusiasmo di raccontare, di comunicare, di entrare in relazione con i personaggi e con chi legge che appassiona, e Meneghella ha una percezione del relazionarsi al prossimo che incanta.

A volte, fingevo di piangere. Sì, a volte lo facevo davvero.

Il fatto è che c’è questa voglia assurda e vorace di capire, di scoprire e non giudicare che è quasi commovente, questa voglia di arrivare a un punto che dia chiarezza, serenità e amore che fa una tenerezza incredibile; c’è una gioia nell’indagare, nel comprendere, nello smantellare sovrastrutture, una voglia di rapporti sinceri, puliti, onesti che regala al romanzo una freschezza che quasi si sente a pelle, ed è una sensazione davvero rinvigorente.
E si chiude il libro chiedendosi cosa combinerà questa scrittrice nel suo percorso di crescita.
Perché le buone premesse ci sono tutte.

(laChiara)

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