Una presentazione immaginaria. “Odio” di Daniele Rielli

È un anno e rotti che non faccio presentazioni, e la cosa mi manca, soprattutto davanti a un libro come questo, che mi è piaciuto molto, ma che più di tutto ho trovato davvero interessante. Perché Odio, romanzo scritto da Daniele Rielli e pubblicato da Mondadori, è effettivamente quello che promette, ovvero un romanzo sulle moltissime declinazioni del sentimento che dà il titolo al romanzo, che poi più che un sentimento è uno stile di vita che porta a una società, a delle relazioni, a una filosofia che è il contrario della vita stessa, e tuttavia quanto è energizzante odiare qualcuno.

Ma la cosa veramente ganza delle presentazioni è quello che succede prima, e quello che succede dopo, ovvero le chiacchiere, gli annusamenti con l’autore e poi la cena, la rilassatezza, un po’ di alcool e, se il clima che si è instaurato è quello giusto, un po’ di backstage della lavorazione, le letture amate, quelle odiate, e io tornavo a casa sempre più consapevole della mia ignoranza e con almeno tre o quattro libri da ordinare/leggere in più; e siccome, come ho detto prima, trovo il lavoro di Rielli bello ma soprattutto interessante, preferisco scrivere le domande e le osservazioni che gli farei in sede di presentazione e fuori piuttosto che un commento del libro.
Cominciamo.

Che rapporto hai con il grottesco? Lo chiedo perché lo corteggi senza entrarci dentro. Che poi potrei farti anche la stessa domanda con il tragico, solo che questo ha un calore che nel tuo romanzo è assente. È come se noi il tragico non riuscissimo a percepirlo, non fosse proprio nelle nostre corde, e allora diventiamo grotteschi, delle braci tiepide incapaci di bruciare sul serio le cose. E questo mi dà parecchio da pensare su un sacco di cose.

Mi è piaciuto molto il rapporto che Marco e gli altri intessono con il concetto di status. Voglio dire, il Mastro ci sguazza dentro, quasi indifferente, e secondo me è questo che lo rende vincente, alla fine. Mi piace questa cosa che lì per lì pensi che sia Marco ad odiare, ma in realtà lui è solo arrabbiato e impaurito, mentre l’odio, quello vero, quello che è l’esatto posto dell’amore, quello che, invece di creare, distrugge, appartiene al Mastro. Tu pensi che una categoria di persone, quelle che appartengono a un dato status, odino? Se sì, perché?

Me la spieghi Federica? No, perché te lo dico fuori dai denti, la trovo insopportabile. Da status a status, non so se mi spiego. Mi viene in mente Il discorso di marca di Marrone, nel senso che non si sfugge alla marca, anche il non avere una marca è una marca. Federica rifiuta il percorso di Marco perché sterile, ne segue un altro, e però, mi par di capire continua ad amarlo. Una vita pensata, consapevole, libera, è possibile?

Ho adorato il finale. Bello bello bello.

Domande dal pubblico?

(laChiara)

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