Francesco De Gregori: 3×70

24 Aprile 2021 0 Di Gli Epicurei

Ovvero, i miei tre pezzi preferiti dei 70 anni di Francesco De Gregori:

PEZZI DI VETRO

Il disco da cui è tratto questo brano è “Rimmel” che ha consacrato il cantautore romano alla definitiva attenzione generale. Disco del 1975, che comprai nel 1987 a inizio estate e che divorai. Al suo interno ci sono brani storici come la titletrack, “Buonanotte fiorellino”, “Il signor Hood”, “Pablo”, “Quattro cani”, ma la canzone in questione è quella che preferisco: la voce trasognata di de Gregori, il bellissimo arpeggio di chitarra che accompagna il brano dall’inizio alla fine e una storia d’amore (forse) giunta al capolinea e un innamoramento che sta per cominciare, il tutto narrato con un linguaggio non scontato.

ATLANTIDE

“Buffalo Bill” del 1976 è l’album che preferisco di de Gregori: la voce e i suoni sono ovattati e rendono il disco molto affascinante. Il filo conduttore che collega i dieci brani è il non proprio positivo progresso occidentale tema caro al cantautore, che approfondirà nell’altrettanto stupendo “Titanic” (1982). “Atlantide” è una canzone che mi commuove ad ogni ascolto anche se l’ho ascoltata centinaia di volte. La storia di un rifugiato politico, di un ex terrorista o di un emigrato? Probabilmente italiano? forse si: “La ragazza di Roma la cui faccia ricorda il crollo di una diga” potrebbe essere l’Italia? De Gregori è considerato “ambiguo” nella scrittura perciò le sue canzoni danno molto spazio a varie interpretazioni. Una curiosità: Anni fa mi rubarono l’autoradio dalla macchina e si portarono via anche la musicassetta: era l’album “Buffalo Bill”.

PILOTA DI GUERRA

Correva l’anno 1987. De Gregori incide “Terra di nessuno”: l’album più sottovalutato del cantautore e uno dei più sottovalutati della musica leggera italiana. Il brano più famoso resta “Il canto delle sirene” lungo inizio pop-rock dell’album. E tutte le canzoni sono sospese tra pop-rock e musica d’autore: molte tastiere, chitarre, ma anche strumenti ad arco. Disco fresco nel suono e anche la voce di Francesco appare rinnovata. Ci sono echi di perdita di ingenuità delle generazioni del dopoguerra come ne “Il canto delle sirene” e “Capataz”, il razzismo che serpeggia in “Nero” e brani molto toccanti come “Mimì sarà”, “I matti”, “Pane e castagne” e appunto “Pilota di guerra” che spicca su tutte per intensità e ispirato alla figura dello scrittore Antonie de Saint-Exuperyautore de “Il piccolo principe”, che inoltre si arruolò con l’aeronautica francese e che morì in un combattimento aereo durante la seconda guerra mondiale. Se potete recuperate questo gioiellino poco conosciuto a cui non è stato dato il lustro che meriterebbe.

E questo è quanto 🙂

(Cristian Borghini)