Il tuo lato vulcaniano

Il tuo lato vulcaniano

21 Aprile 2021 0 Di Gli Epicurei

Spazio, ultima frontiera.
Eccovi i viaggi dell’astronave Enterprise durante la sua missione quinquennale, diretta all’esplorazione di strani, nuovi mondi, alla ricerca di altre forme di vita e di civiltà fino ad arrivare là, dove ogni altro uomo non è mai giunto prima

Non sarò mai abbastanza grata alla televisione degli anni ’80 per avermi fatto sopravvivere alla mia infanzia.
C’era qualcosa di ipnotico nella TV di quel periodo, in particolare nei liberi e spregiudicati canali locali dove, ad ogni ora del giorno e della notte, potevi imbatterti in telefilm, anime non censurati, televendite, programmi di maghi e cartomanti.
A quei tempi il potere assoluto del telecomando ce l’aveva mio fratello e quindi dovevo subire i vari Mazinga Zeta, Uimo Tigre, Goldrake e compagnia bella.
Fu con questa mesta predisposizione d’animo che iniziai a seguire Star Trek perché in fondo, come tutta la fantascienza, era roba da maschi.
Quel telefilm diventò invece un nostro rito quotidiano.
Trasmesso inizialmente negli USA negli anni ’60, arrivò da noi con quel ventennio di ritardo ma si conquistò subito uno zoccolo duro di pochi ma fedelissimi aficionados.
La storia è molto semplice, si parla dei viaggi di una spedizione spaziale, formato da un equipaggio multietnico, unito fa un forte senso di unione e amicizia, in ogni puntata i nostri vengono a contatto con civiltà aliene e, cosa impensabile in tempi di guerra fredda, i rapporti sono quasi sempre pacifici, o per lo meno sono pacifici gli intenti.
Il personaggio iconico della serie, quello che negli anni è diventato per noi due come uno di famiglia era il signor Spock: membro dell’equipaggio metà umano e metà vulcaniano.
I vulcaniani da tempo avevano abbolito ogni tipo di sentimento, irrazionalità, violenza, per seguire una vita dominata dalla logica.
In Spock invece conviveva una natura umana, fallace, a volte misera o luminosa, che emergeva a tratti e che egli tentava in ogni modo di soffocare.
Ma fare ciò era impossibile: subire i propri sentimenti era per lui espressione di debolezza, ne provava vergogna, poiché in cuor suo considerava i terrestri un sorta di razza inferiore.
A volte mi viene da pensare, invece, che ci siano in giro persone che tentano (o fingono) di coltivare il loro lato vulcaniano.
Anche a me a volte, quando la vira diventa insopportabile, piacerebbe vivere di pura logica, sarebbe molto più semplice, pratico, non sentire dolore, paura, rimorso, in un mondo purgato da imperfezioni e incertezze, liscio e perfetto come una lastra di ghiaccio.
Ma sul ghiaccio si può cadere, ci si può far ancora più male, poiché manca l’attrito.
L’imperfezione è spesso la nostra ancora di salvezza e a volte è meglio prendere decisioni imperfette che essere alla continua ricerca di decisioni perfette, che non si troveranno mai.
Per quanto mi riguarda mi piace associare la parola perfezione a quei piccoli magici momenti, che sembrano accadere a caso, quando meno te lo aspetti.
Leonard Nimoy, l’attore che ha dato il volto a Spock nella serie originale, poco prima di morire nel 2015 affidò a Twitter queste parole:

La vita è come un giardino.
I momenti perfetti si possono avere ma non mantenere, se non nella memoria.

Lunga vita e prosperità!

(Francesca Maggi)