In tre: “Gli anni incerti” di Emiliano Dominici

In tre: “Gli anni incerti” di Emiliano Dominici

19 Aprile 2021 0 Di Gli Epicurei

Gli anni incerti sono quelli in cui ti senti fuori dalla norma e non te ne sai dare una spiegazione, e allora cerchi in qualche modo di conformarti, di trovare sfogo a quell’essere, a quel sentire che non quadra con il mondo che ti circonda; e Gli anni incerti, romanzo di Emiliano Dominici edito da Effequ, parla appunto di questo, di tre ragazzi (Guido, Giulia e Jerry) nati nello stesso giorno e che, nell’arco degli anni, cercano di trovare un equilibrio tra quello che sono, ciò che li lega e il mondo che li circonda, accompagnati da una Storia che interviene più come elemento distraente che come fattore determinante, perché il proprio modo di essere non si può eludere, perché l’inquietudine richiede una soluzione, perché la diversità è un valore con cui bisogna venire a patti, e alla fine il mondo e la Storia ci sono indifferenti.

Jerry ha provato a convincere gli studenti di Chimica a occupare la facoltà, ma non c’è riuscito. Decide di partecipare comunque alla mobilitazione frequentando le assemblee di interfacoltà. La prima volta che Guido e Giulia lo sentono parlare, durante una riunione di coordinamento tra le varie facoltà, senza accorgersene si stringono la mano sopra il banco.

Io Gli anni incerti l’ho letto in una giornata e l’ho digerito in una settimana, e ci ho trovato un carico di entusiasmo del vivere che mi ha letteralmente travolto: la sensazione che, alla fine, di nuovo, tutto sta nel trovare sé stessi e la propria dimensione, in un avanti e indietro, uscire dal mondo per poi volerci ritornare, mentire o omettere per poi dichiarare tutto, chiarirsi attraverso le relazioni con chi si ama, capire che e come si ama, crescere riconoscendo tutti gli svirgolamenti del caso, vivere i propri cambiamenti cercando sì una coerenza interna, uno scopo dell’esistere, ma al contempo accettandoli, elaborandoli, riconoscendoli come parte fondamentale del nostro divenire, per chiudere un capitolo per aprirne un altro, trovare un equilibrio per perderlo di nuovo.

È questa, pensa Guido, la parte migliore del nostro compleanno. Quando ci abbracciamo per i regali.

Il taglio che Dominici che dà alla vicenda è molto classico, quasi ottocentesco, bello ciccio, ricco di rapporti, di fatti, di cose, di oggetti, di dubbi, di gioie, di tragedie, e ci regala una bella storia piena, un’epopea quasi, ma senza scadere nel romanzo d’appendice povero, e che, ciliegina sulla torta, si chiude aprendosi verso un altro capitolo che ci incuriosisce e ci inquieta da morire.
Tanta roba, ma tanta tanta, sul serio.

(laChiara)