Cronache di una barista

Cronache di una barista

17 Marzo 2021 0 Di Gli Epicurei

Alla caduta della Serenissima, in quell’area acquitrinosa e paludosa attraversata da canali e ghebi che vagamente ricordano una Venezia lontana, si elevava Forte Marghera. Negli anni, per questo luogo son passati fatti, vicende, storie e personaggi che di stravaganza ne hanno lasciata; ad oggi la situazione non si è del tutto snaturata e la storia che vi racconterò si chiama “presente”.
Attraversato il ponte d’ingresso, ci accoglie un luogo distante dalla realtà. Sin da subito si possono registrare le più disparate realtà che coabitano il territorio: dagli inesauribili gatti con le loro gattare, dal giardiniere al punto di ristoro e svago con i loro rispettivi personaggi che ogni sette/otto ore cambiano ma ogni giorno i volti rimangono sempre gli stessi e infine con interesse ci sono loro gli artisti del padiglione 51. La quotidianità in questo luogo, che in amicizia chiameremo forte, è del tutto singolare e le giornate hanno un loro specifico ritmo scandito da momenti e attitudini che ogni giorno, ora si ripetono con alcune eccezioni. Come l’anziano signore che ogni mattina arriva prima dell’orario di apertura ed aiuta la barista ad aprire il cancello per andare in cerca di funghi e frutta di ogni tipo in base alla stagione è una costante, l’eccezione invece è indovinare se vorrà bere un’ombra di vino rosso o di vino bianco all’abituale orario di pranzo e di cena.

I gatti sono al vertice della gerarchia del forte, loro sì che sono una vera e propria tribù. Se ne possono trovare di ogni tipo, colore e soprattutto personalità. Dal timido che non si vede mai a quello affettuoso costantemente in cerca di coccole. Poi c’è il furbo che ti fissa ad ogni tuo passo fino a scomparire e lo sportivo amante dell’altezza, fino alla diva che passeggia avanti e indietro mostrando la sua lunga chioma. Poi c’è il guardiano posizionato sempre all’ingresso e infine il trippone (quelli sono molti) che sta giorno e notte sull’attenti facendo finta di dormire in attesa dell’abbandono di costicine e cosce di pollo sui tavoli del ristoro arrivando perfino a divorare il piatto prima dell’arrivo dei camerieri. Gli abitudinari del posto si appropriano di un gatto, ovviamente il loro favorito, come Rodolfa, per gli amici Rudy, che ogni mattina attende con ansia la sua ciotolina straborda di latte sul davanzale della finestra vicina al bancone del bar. Ma è grazie a questo clan che forte marghera diventa un posto migliore: tra i canali di topi non si vede nemmeno l’ombra!

Il giardiniere del forte invece, è quel personaggio apparentemente innocuo, ma affetto da protagonismo e intossicazione da chiacchiere. La sua presenza in qualsiasi luogo, ma soprattutto al bar, è uno degli eventi più funesti che possa turbare la vostra giornata. Vive in simbiosi con il suo trattore che parcheggia in ogni dove. Lo vedi che arriva torvo, a testa china e con quel sospiro ostentato che con il passare delle ore diventa un ruggito simile a quello di un rinoceronte che, data la stanchezza, combina quasi sempre con un soffio pungente. Ogni volta che si avvicina al bancone del bar assume quella postura incazzata da ubriacone: gomiti appoggiati quasi per sdraiarsi, corpo leggermente dondolante e occhi socchiusi rivolti verso il basso. Il discorso sarà, all’inizio, blandamente lamentoso ma con il passare dei secondi ascoltarlo diventa sempre più impossibile e per allontanarlo quella birra rossa diventa la salvezza del barista.
Questo personaggio non ama solo stare al bancone del bar, ogni angolo del forte è il suo posto e anche con gli artisti instaura legami particolari, sin dalla mattina presto si reca a trovarli con qualsiasi scusa: dall’aggiustare il tetto del padiglione prima di un diluvio al portare loro doni (bassorilievi da classico giardino veneziano, che solo lui sapeva dove fossero nascosti) per dare un tocco di colore e sentirsi anche lui parte di quell’arte che fioriva, fino a bersi birre insieme ai “fioi” dall’orario aperitivo in poi. Era parte del tutto con il suo fare così burbero, unico e infine simpatico.

I punti di ristoro sono più di uno, precisamente tre e li trovi uno dopo l’altro dall’ingresso girando verso sinistra. Il primo, un ristorantino con cucina tipica veneziana, a seguire il forno della pizza (ogni sera la troverai piena) fino ad arrivare al vero, quello più storico, punto di ritrovo del forte: il Gatto Rosso o meglio conosciuto per il suo menù composta da carne alla griglia e polenta. Le griglie e le braci roventi sono le vere protagoniste insieme a loro i “grigliari” che, ogni estate non si recano in vacanza dato che gli pare di stare nel deserto del Sahara sin dal mattino presto. Il fulcro di tutto però è il Bar, il classico punto di ritrovo per tutti. La struttura del bancone è alquanto spartana, direi un po’ gipsy. Nemmeno la pioggia lo può fermare, difatti mai lo troverai vuoto; ci sono delle sere che la fila al bancone assomiglia ad un’innocua biscia che attende solo la sua giusta dose di birra. Dietro la macchina del caffè e le spine di birra, si nascondono la timida studentessa fuori sede che fa la stagione, il ragazzone con la barba e il cappellino più ferrato sul lavoro, la zia matta che potrebbe apparire agli occhi dei clienti più rabbiosa ma poi alla fine ti riempie di baci e poi lei che potrebbe essere la mamma di tutti e la sua parola preferita è “amore”. Personaggio storico del forte però è colui che della musica è il vero padrone, maestro della musica italiana non ne sbaglia mai una ed è inconfondibile con il suo saluto da vero capitano: “eilaaaaa”. Appaiono come una grande famiglia e nonostante la stanchezza la si può trapelare dagli occhi di ognuno di loro sorrisi e abbracci non mancano mai. Si sentono come fratelli e sorelle, questa è la filosofia che va controvento.

Da una certa prospettiva, dietro a quell’albero di mele verdi si vede un portone che solitamente rimaneva chiuso, tutti sanno che dentro quel padiglione non c’è nulla, sono anni che non viene utilizzato. Ma oggi quel portone è aperto e qualche ragazzo nuovo per il viale lo si vede passeggiare. Loro sono gli artisti del padiglione 51 che senza esporsi troppo e con la giusta cautela hanno attirato l’attenzione di tutti. Giorno dopo giorno c’era qualcuno di estraneo che decideva di addentrarsi in quell’area che dava l’idea di qualcosa di privato e segreto: dai gatti, al famoso giardiniere, ai baristi nei momenti di libertà fino alla clientela che comprendeva persino il medico dell’ambulatorio in viale. All’interno del padiglione tutti hanno la loro posizione disposta a raggio, arrivano a scaglioni dalla mattina presto e restano fino a notte fonda. Alcuni di loro poi piano piano vengono riconosciuti, non sono nuovi, anzi si potrebbe dire che sono veterani del posto e il clima che si respira lo conoscono molto bene; gli altri invece sono nuovi ma sin da subito alla quotidianità del luogo si sono adattati. Quando entri nella loro dimora capisci che la diversità è ciò che prevale. All’inizio resti confuso, ma sin da subito vieni attirato dalla classicità di lui, il pittore circondato da un’infinità di pennelli e un minimo di quattro tele, solo così si sente a suo agio e l’arte surrealista risuona nelle sue pennellate. C’è chi invece dalla classicità si allontana e decide di usare un comune asciuga capelli per creare forme indefinite che mutano in un continuo divenire o chi usa un bisturi perché la precisione lo caratterizza anche nel suo modo di fare. Tra un pranzo e una cena tutti insieme si scopre che quelle cinghie appese al soffitto sono delle sculture danzati e che il territorio invece diventa per alcuni il punto di partenza del loro lavoro oltre che la natura stessa per altri. L’arte è così una risorsa infinita, una sperimentazione continua che va dal suono alla fotografia che si trasformata in una scultura. Le pause più o meno lunghe sono punti d’incontro e di confronto; la riva della baia del forte è un luogo di pensiero per lui che ha deciso di creare un rilevatore di maree. Loro sono i protagonisti di questo presente, sono i nuovi ponti che collegano le realtà più diverse tra loro. La pausa è finita, la mattinata è stata impegnativa sia per me che per voi, rimetto la mia divisa e corro ad imbottigliare il vino.

(Martina Piantoni)