Oltre: “O d’amarti o morire” di Francesca Guercio

Oltre: “O d’amarti o morire” di Francesca Guercio

3 Marzo 2021 0 Di Gli Epicurei

L’amore.
Questo ho. Questo, nonostante il tempo, nonostante la migrazione tra la vita e la morte, nonostante tutto, è ancora il cavo che mi collega a lui.

Amore è una parola grande, e non è detto che sia una parola gentile. O, meglio, lo è, ma non nel modo che la intendiamo noi.
Forse l’Amore è una medicina, che non ha lo scopo di piacerci ma di guarirci, o comunque migliorare la nostra salute fisica, psicologica, sentimentale, e spirituale.

Questo per dire che O d’amarti o morire, romanzo di Francesca Guercio pubblicato da Alessandro Polidoro editore, è una delle letture più ottimiste e stimolanti che abbia mai fatto, e la storia comincia con il suicidio della protagonista, che poi si ritrova presenza fantasmatica accanto all’uomo che l’ha inconsapevolmente spinta al gesto; e allora lo osserva, e si osserva, e osserva il mondo ancora invischiata dall’amore per lui, un amore che diventa Amore, che ad averlo saputo prima la vita sarebbe stata tutta un’altra cosa, ma al diavolo i rimpianti, ché del senno del poi sono piene le fosse, e vediamo di trarre il massimo dalla situazione presente. E magari dare una mano a questo povero sfigato che anche lui sta prendendo una china che non è questo granché.

L’amore sasso. L’amore brullo. L’amore fondamento e fondamentale. L’amore quando è sopravvissuto alla burrasca, alla tortura, alla sete. L’amore quando ha scampato le vampe e gli sdilinquimenti è tutt’altro che un valzer lento, una composizione in ottava rima, una canzone neomelodica, un mazzolino di fiori di campo, un giro di giostra, un apostrofo rosa, un’esclamazione celeste.
L’amore è un punto esclamativo nero, una bestemmia di sangue, un’improntitudine inattesa con cui si strappano via le radici se affondano nella terra cattiva, un vigore lucido che ti permette di capire il bene anche quando fa male e perciò ti impone di seguirlo, una determinazione spietata verso ciò che è giusto, una madre che fa a pezzi i figli se sa che è l’unico modo per salvargli l’anima.

Ho letto O d’amarti o morire (edito da Alessandro Polidoro editore) come la storia di un’anima che sconta il suo Purgatorio facendo le funzioni di angelo custode, e imparando, e questa è forse la cosa più bella del romanzo: se l’amore è una medicina amare è un’azione, un atto di crescita, un qualcosa di eternamente perfezionabile, e l’anima gemella non è un qualcosa con cui condividere l’idillio ma un alleato, talvolta un finto avversario, sicuramente un qualcuno che ti porta a sfidare te stesso per accedere a nuovi livelli di comprensione, un qualcosa da cui si vorrebbe anche fuggire, ma che ci serve, è necessario per noi e per tirare fuori il meglio di noi.

E Francesca Guercio descrive questo percorso con ironia, con il sorriso, perché si tratta sì di una materia seria ma non di una materia triste, e poi, dato che si tratta di passaggi che ci toccano, tanto vale riderne su e non prenderli troppo sul serio, tanto più che relativizzarsi significa entrare in un contesto grande e ricco, e quindi Amare, e quindi crescere.

L’amore è l’imperturbabilità di Dio. Il resto è letteratura per signorine.

E crescere è una faccenda ineludibile, che neanche la morte può interrompere.
E così amare.

(laChiara)