Non

Non

1 Marzo 2021 0 Di Gli Epicurei

Un giorno guarderai dentro a uno specchio e non riconoscerai quel viso.
Gli occhi ridenti sostituiti da uno sguardo stanco; la faccia increspata di rughe; le labbra curve – non hanno più voglia di ridere.
Le voci, nella casa, si sono spente. Tu, rimani.

Laddove prima il tuo nome echeggiava tra le pareti, adesso c’è solo assordante silenzio.
È quello, che opprime. Che ti soffoca, schiacciandoti il petto fino a farti ansimare.
Chi si ricorda il tuo nome, là fuori?
La tua vita, che fluiva piena e limpida come un ruscello, ora è inaridita fino a mostrare solo arsura; sai che al fiume non arriverai mai.

Talvolta incroci uomini e donne che camminano, evitando quasi di poggiare lo sguardo su di te, come scanserebbero un animale ferito.
Sanno che è così; che quell’andatura tremula e zoppicante non conduce che in un luogo – quello dove alla fine arrivano tutti.
Perciò è meglio non pensare, non guardarti.
Eppure un sorriso basterebbe ad alleggerire il peso sulle tue spalle.
Sopra di te, un limpido cielo primaverile fa quasi più male di una giornata d’inverno dal vento tagliente.
I cinguettii sui rami degli alberi, vorresti che si chetassero.
E la natura che fiorisce, e profuma, e splende, è solo una parodia: anche spogliata dal gelo, rinasce.
Quando avvolgerà il tuo corpo, sarà per sempre.

(Federica Bertellotti)