Andare a bottega – parte 2: “Come si scrive un giallo” (Patricia Highsmith)

Andare a bottega – parte 2: “Come si scrive un giallo” (Patricia Highsmith)

17 Febbraio 2021 0 Di Gli Epicurei

La cosa veramente ganza di Come si scrive un giallo di Patricia Highsmith (edito da Minimum Fax), quella che fa davvero la differenza con i millemila manuali di scrittura che si trovano in giro (tutti utilissimi e interessanti, per carità, ma, poco da dire, ci sono cose strafighe che ti aprono il cuore e ti fanno arrivare la spaccatura alla testa) è il concetto di idea emotiva.

L’idea emotiva non è tanto il tema, e neanche il perché vuoi scrivere quella storia, quel romanzo o quel racconto; l’idea emotiva è un minuscolo seme, un qualcosa che ti risuona, o che senti, o che leggi e che ti offre un minimo di calore, un po’ d’aria, uno stimolo, una sensazione; e quello che tu assolutamente non devi fare è lavorare per farlo crescere o irrigarlo o che, ma devi lasciarlo lì, a sedimentare, e a mettere radici, e rimanere recettivo verso quelli che diventeranno i prossimi passi; e quando li riconosci, quello che devi fare è farti da parte, facilitare la strada alla storia, riconoscere se quella pianta quasi informe che ancora non si sa cosa sia sarà un romanzo, un racconto o solo un filo d’erba, un qualcosa di inutile di per sé ma il cui cadavere potrebbe dar vita a un qualcosa di diverso, e con maggiori capacità di sviluppo.

Come Poe nella sua Filosofia della composizione, Patricia Highsmith descrive il suo lavoro da artigiana della scrittura partendo da un concetto e lavorandoci su, limando di fino, con pazienza, descrivendo revisioni, battute d’arresto, passaggi da rivedere con molta tranquillità e una pazienza che va oltre l’umano.
L’idea emotiva è un qualcosa che ci potrebbe far paura, che noi non dobbiamo assolutamente giudicare né combattere; il bravo scrittore, dice l’autrice, non è altro che un manovale il cui dovere supremo è rendere al massimo quanto gli ronza in te no e gli cresce dentro.

Il bravo scrittore è, fondamentalmente, un onesto artigiano che ama i suoi strumenti (anche se talvolta li butterebbe dalla finestra) e che vede, sente e riferisce le cose per quelle che sono, per quello che lui sente vero e importante, a prescindere dal mercato, dal pubblico e dalla critica.
Una roba che se da un lato è un po’ una fregatura, dall’altro è una delle benedizioni più grandi che si possono coltivare.
E il resto sia come deve essere.

(laChiara)