Andare a bottega – parte 1: “Filosofia della composizione” (Edgar Allan Poe)

Andare a bottega – parte 1: “Filosofia della composizione” (Edgar Allan Poe)

16 Febbraio 2021 0 Di Gli Epicurei

Filosofia della composizione di Edgar Allan Poe, edito da La vita felice, è un saggio da leggere ogni volta che si comincia qualcosa. E questo qualcosa non deve riguardare necessariamente la scrittura, ma proprio qualsiasi cosa. Aldilà delle imprecisioni e di certe ingenuità (rilevate con affetto e attenzione da Luigi Lunari nella sua bellissima postfazione), l’articolo di Poe mette un entusiasmo addosso incredibile, ed è un peccato che la sua attività critica sia da noi abbastanza sconosciuta (o, almeno, per me lo era, e ho ragione di pensare che lo sia anche per altri), perché offre un’immagine dell’autore molto diversa (e, devo essere sincera, a me più congeniale) del suo autore.

Scelgo Il corvo in quanto è la mia poesia più conosciuta. È mia intenzione rendere evidente come nessun momento nella sua composizione sia rapportabile o a un incidente o a un’intuizione; che il lavoro è proceduto passo passo, fino al suo completamento, con la stessa precisione e consequenzialità di un teorema matematico.

Poe, dopo una breve introduzione in cui sogghigna sul mito di genio e sregolatezza che per molti accompagna la creazione artistica, si mette lì e smembra la sua poesia più celebre, partendo letteralmente dalla voglia di scrivere qualcosa e concludendo con la sensazione che l’opera abbia detto tutto ciò che aveva da dire. E la cosa interessante è il modo in cui quello che c’è scritto e quello che Poe tace si integrano, perché nel lavoro passo passo che porta alla composizione dell’opera è possibile percepire con una nettezza impressionante tutti i tagli, le correzioni, le idee scartate e gli inciampi che ogni persona si trova ad affrontare ogni volta che si cimenta in qualcosa; e questi intoppi, ci dice Poe all’inizio, non sono un problema, ma semplicemente parte del percorso.

Il fatto è che il riportare il lavorio quotidiano di una mente creativa come fa Poe in quest’opera fa bene al cuore di chiunque, e rende davvero potente l’idea della creazione artistica come lavoro, come lavoro tra i lavori, e che una mente creativa debba essere coltivata a prescindere dalla sua destinazione. Non ci sono drammi, in questo saggio, non ci sono epifania, ma semplicemente il modo in cui uno scrittore parte da un’idea e la porta a termine.
Semplicemente incantevole.

(laChiara)