La pietra filosofale (un microracconto)

La pietra filosofale (un microracconto)

4 Febbraio 2021 0 Di Gli Epicurei

Valeria le aveva detto che avere una scrittura troppo curata vuol dire essere troppo proiettata verso l’esterno, modellarsi sulle aspettative altrui.
Che è un segno del più bieco conformismo e dell’annullamento della propria personalità.
Che non le faceva bene, soprattutto in questo momento.
Vaffanculo Valeria, allora.

Quindi, con la testa euforica e leggera, prende penne e quaderni, e ricorda di quando era piccola e adorava scrivere lunghe serie di lettere, tante a, tante b, tante c eccetera, e adesso si malediceva con tutta l’anima per aver ceduto al culto della personalità, alla ricerca dell’originalità, quando era adolescente, perché era proprio allora che aveva perso davvero sé stessa.
Adesso guarda i suoi diari: un progredire di segni irregolari, dove l’inizio di una riga non coincide con quello della successiva, dove i caratteri crescono e poi rimpiccioliscono, una roba di una sciatteria nauseabonda.
E infatti le viene da vomitare.

Si alza di scatto in piedi, prende un sacco per la carta e buttavia il suo ultimo taccuino, anche se ne ha scritte solo una decina di pagine; poi va in camera da letto, prende la scatola dei diari e la mette dentro il sacco.
Almeno quattro anni della sua vita mandati a macerare, magari a creare carta nuova da riempire con i caratteri che decide lei.
Il pensiero la elettrizza.

Prende il tablet e rimanda tre videocall con due clienti alla settimana prossima. Non ci sono problemi, lo sapeva già, con il virus i ritmi sono più lenti, tutti sono d’accordo che tanto vale approfittarne, anche se non si sa per fare cosa.
Ma lei lo sa benissimo.

Prende il primo quaderno, e comincia a disegnare uno stecchetto corto, un tondo, un gancetto. Il magico stupore della lettera a.
E decide che, per quella settimana, avrebbe fatto l’alchimista.

(laChiara)