Libri che potete leggere solo se ve li presto io: “Abitacolo” (Jerzy Kosinski)

Libri che potete leggere solo se ve li presto io: “Abitacolo” (Jerzy Kosinski)

2 Febbraio 2021 0 Di Gli Epicurei

Non volevo solo parlarti del mio passato. Volevo fartelo rivivere.

E mi sento portata in spazi siderali di vuoto inquieto, o forse no, pattinando, scivolando, sulla superficie delle cose, a volte volando sopra di essa, in un posto che è la superficie della superficie, un luogo dal quale sembra di contemplare la vita ma non ne sono sicura, perché nessuno sa cosa si nasconde dietro una confessione, tantomeno chi confessa.
Perché Tarden, come tutti i personaggi disegnati da Kosinski, e come tutte le vicende da questo raccontate, galleggia in una nullità fatta di specchi, estraneo a un mondo che è estraneo a sé stesso, e si muove verso una direzione che sembra portare verso un dato luogo ma invece no, attraverso un mezzo il cui abitacolo potrebbe in ogni momento trasformarsi in una bara.

Tarden cambia identità, neanche questo nome è il suo, e non è importante che lo sia, e la professione di agente segreto ben si attaglia al suo modo di non essere e di agire per qualsiasi non scopo si metta in testa, ed è una creatura fluida, duttile, misteriosa perché vuota, vuota intellettualmente, emotivamente ed eticamente. Si potrebbe pensare che si tratti delle cronache di uno psicopatico, ma la mia impressione è che Tarden non sia altro che una versione scaltra e attiva di Chance Giardiniere.

Il mio travestimento non è mai solo una burla o un inganno. È un tentativo di ampliare il raggio percettivo di un’altra persona. Di fronte alla mia maschera, è il testimone che inganna sé stesso, permettendo ai suoi occhi di dare al mio nuovo personaggio credibilità e autenticità. Non sono io a imbrogliarlo; o accetta o respinge la mia alterata realtà.

La vita come esperienza puramente empirica, fatta di esperimenti, auto-osservazione, di gelida curiosità verso le reazioni altrui, conclusioni destinate a essere messe di nuovo alla prova, studiate di nuovo, osservate senza ombra di giudizio, ma anche di intelligenza, quasi a voler ricreare quel vuoto che dà origine al mondo.

Leggo, e penso che ommioddio, Tarden non può fare questo, ma lui può benissimo, perché non c’è mai sul serio, non appartiene a questo mondo, non ha sentimenti o sensi di colpa, è come uno si può immaginare un angelo, libero da qualsiasi impastoiamento terreno, capace di agire ogni azioni, di muovere altri ad agire per lui, ad essere agiti da lui, come uno spettro di un qualcuno che non è mai stato vivo, o come un illuminato crudele senza essere maligno.

Il fatto è che se si parla di superumano o transumanesimo, o altro, io penso che Jerzy Kosinski abbia detto moltissimo e che si debba necessariamente partire da lui (anche dalla sua stranissima e davvero misteriosa vicenda biografica) per cercare di trarre qualcosa, una chiave di non-lettura del mondo che trascenda cliché, condizionamenti e bias. Perché penso con tutto il cuore che leggere Kosinski, e soprattutto Passi, L’albero del diavolo e questo Abitacolo, sia un’esperienza realmente trasformativa e ricca.

La mia sensibilità al minimo cambiamento ambientale e il mio insaziabile desiderio di pressioni psicologiche fuori dall’ordinario mi hanno reso consapevole di quanto poco gli altri badino a ciò che li circonda, di quanto poco sappiano di se stessi e di quanto poco si accorgano di me.

Da parte mia, sono morta, sono vita, sono ovunque, non esisto.

(laChiara)