Auguri tardivi per “Blood on the tracks” di Bob Dylan

Auguri tardivi per “Blood on the tracks” di Bob Dylan

26 Gennaio 2021 0 Di Gli Epicurei

Oggi mi sono ricordato che il 20 gennaio del 1975 usciva Blood on the tracks di Bob Dylan, un album di livello altissimo, stimato sia dal pubblico che dalla critica; secondo alcuni è paragonabile ai capolavori degli anni sessanta (Blonde on blonde, Highway 61 revisited), secondo altri il punto più alto della carriera di Dylan.

È un’opera tormentata nei temi: da poco Dylan si era separato dalla prima moglie, Sara Lownds, anche se il cantautore, nella sua autobiografia del 2004, rivelò che la sua vita privata non c’entrava niente con l’album in questione, e che i brani erano stati ispirati dalla lettura dei racconti di Anton Cechov. Il disco è tormentato anche nella sua realizzazione: fa ascoltare i brani a colleghi/amici, tra cui Neil Young e Joni Mitchell, e al fratello David, che giudica l’incisione “troppo scheletrica”; il disco era in uscita per fine dicembre, ma Dylan, come se avesse preso spunto da Gino Bartali (“Tutto sbagliato, tutto da rifare!”), torna in studio e registra di nuovo metà del disco con diverso accompagnamento, per dare più corpo alle nuove incisioni. Sarà proprio questa seconda versione, che uscirà in gennaio, a fare gridare tutti al capolavoro.

E non si può definire Blood on the tracks diversamente: contiene perle come Tangled up in blue, You’re a big girl now, Idiot wind, Lily, Rosemary and Jack of the hearts e Shelter from the storm, unico brano “potenzialmente” rock in un album folk e di ballate. Una curiosità: La prima registrazione finisce nel mercato “clandestino” in un bootleg pubblicato sei settimane dopo l’uscita del disco ufficiale. Io penso che sia un album stupendo e che ogni ascolto rivela qualcosa di nuovi, e lo metto sul podio insieme ai due album degli anni sessanta citati all’inizio. Buon ascolto!

(Cristian Borghini)