Giro giro tondo/casca il mondo: “Angel Heart” (William Hjorsberg)

Giro giro tondo/casca il mondo: “Angel Heart” (William Hjorsberg)

14 Gennaio 2021 0 Di Gli Epicurei

Angel Heart di William Hjorsberg, pubblicato da Tre editori, è uno di quei casi che chissene della fine quando il viaggio è così bello.
Perché aldilà del fatto che io già conoscevo il film e quindi il colpo di scena eccetera, in tutta onestà sfido chiunque sia un pelo smaliziato nei confronti della narrazione a non intuire come andrà a finire il tutto. Voglio dire: Luis Cyphre, andiamo, dai (che poi nel film c’è anche un De Niro talmente splendido che, se non ci arrivi, allora puoi anche pensare che il protagonista de Gli ultimi giorni di Hitler sia una povera vittima); ma esattamente come accade nel film, anche nel romanzo queste cose passano in secondo piano davanti a una New York fatta a strati, dalla storia oscura, in cui mille sfumature di bene e di male si incontrano e si mischiano, con uomini che si credono padroni e che invece sono vittime, in cui è necessario rispettare il potere che ci domina senza cercare di dominarlo per non esserne distrutti, in cui per fare il bene bisogna conoscere il male e ingannare vuol dire ingannarsi.

Angel Heart è un hard boiled allo stesso modo in cui l’Edipo re potrebbe essere un noir ante litteram (e io sono assolutamente di questo avviso), nel quale il detective svolge un’indagine su un uomo scomparso per trovare sé stesso, e tutto ciò è talmente classico che chi legge si sente come coccolato da una coperta che piano piano porta prurito e che poi si rivela piena di ragni, perché, alla fine, tutto il viaggio che il protagonista Harry Angel fa per ritrovare il cantante Johnny Fortune ha tutta la pesantezza dei giri a vuoto, la stanchezza e il senso di futilità e fatalità del destino cinico e baro, e anche assai ghignante.

Il fatto è che Hjorsberg ha l’intelligenza di non giocare sull’ambiguità, ma proprio sul fatto che tutto è perfettamente intuibile praticamente da subito, e che quindi la domanda non è tanto se il protagonista cadrà, ma quanto sarà dolorosa la caduta, su quando e in che modo Harry Angel capirà l’inutilità del suo affannarsi, e sulla percezione nettissima che il tutto altro non sia che un cappio che si stringe attorno al collo del suo protagonista; il risultato è uno dei romanzi più esagitati e claustrofobici che abbia letto da un po’, in cui anche il soprannaturale non è altro che un’ulteriore gabbia, e in cui la sola percezione di una via di uscita non sia altro che l’ennesimo inganno, l’ennesima burla del più grande Imbroglione del mondo, per dirla con Harry Angel.

Da parte mia, ho già scaricato il seguito, Angel’s Inferno, mai tradotto in italiano, perché questa chiusa cupissima e soffocante, con questo male che ha invaso e permea il mondo intero mi ha incuriosito tantissimo, dato che non si tratta del facile pessimismo del cinico da bettola o del nichilista sotto il sole, ma qui abbiamo un qualcosa di prettamente drammaturgico, un diabolus ex machina che però è anche la machina stessa, e io sono curiosissima.

(laChiara)