Partire in quarta: “L’uomo senza ombra” (Colin Wilson)

Partire in quarta: “L’uomo senza ombra” (Colin Wilson)

12 Gennaio 2021 0 Di Gli Epicurei

Non potevo iniziare l’anno in maniera migliore: dopo una rivista che mi ha riscaldata, ecco un romanzo che mi ha shakerato cervello e cuore, e che ha stravolto il mio modo di leggere e il mio rapporto con i libri.
Che poi forse non è esattamente così, perché L’uomo senza ombra, secondo capitolo della trilogia di Gerard Sorme di Colin Wilson pubblicato dalla sempre magnifica Carbonio editore, è stata sì una scossa, ma una di quelle scosse che sollevano il torbido e chiarificano la visione, tanto da capire con una lucidità quasi stordente cosa cerco dalla cultura, dall’arte, dalla letteratura, e perché tantissimi autori, anche classici, osannati da tutto il mondo a me lasciano sostanzialmente indifferente, o al massimo divertita. E quando le cose sono così chiare, niente è più come prima.
Sono ancora tutta sconvolta.

Una cosa so per certo: è un vero lavoraccio essere umani.

Di per sé, il romanzo non ha una trama eccezionale: praticamente la storia riprende da dove s’interrompe Riti Notturni (che consiglio di leggere prima di approcciarsi a questo secondo romanzo), ovvero con il protagonista Gerard Sorme che conduce due relazioni sessuali contemporaneamente, si lancia nel lavoro di scrittore, cerca di penetrare in maniera più completa e cosciente il mistero del vivere e incappa in gente stranissima e moralmente contorta: questa volta però il tutto è raccontato sotto la forma del diario (e infatti il sottotitolo dell’opera è Il diario sessuale di Gerard Sorme), e il risultato è una cosa maestosa.

Sul serio, io sono qui a sentirmi come doveva essersi sentito Amerigo Vespucci quando ha capito che le terre su cui era arrivato Colombo non erano le Indie ma un continente completamente nuovo; che poi, anche in questo caso, non è completamente esatto, perché le cose in sé non sono cambiate, ma è cambiato il mio modo di vederle, e forse non è neanche così. Mi sento come se avessi visto la luce e adesso mi trovassi a doverci fare qualcosa, ma non so che cosa, so solo che sto friggendo.

Mi rendo conto che del romanzo in sé non ho detto nulla, e posso solo dire che si tratta di una roba semplicemente splendida, così esatta nell’esplorare il suo protagonista che cerca di entrare nella vita in modo compiuto, integro, compatto, coerente, tanto che è inevitabile rimanerne travolti; e questo perché Gerard è un personaggio intenso, vorace, bisognoso non tanto di un suo posto nel mondo, quanto piuttosto di un modo di cavalcare la vita senza farsi disarcionare da essa, e, per certi versi, la sua impetuosità mi richiama alla mente un altro personaggio che ha portato una nuova chiarezza nel mio sentire che è la Modesta Brandiforti, protagonista di L’arte della gioia di Goliarda Sapienza. E davvero, ve lo dico con il cuore, buttatevi su Gerard e Modesta perché la vostra vita non sarà più la stessa.

C’è una magia in ogni nuovo inizio e anche nella maggior parte delle fini.

Ora, questo pezzo si avvia alla conclusione e io mi sento in imbarazzo, perché, alla fine il discorso avviato da Wilson è ancora aperto, e ho la vaga idea che rimarrà aperto almeno fino alla conclusione della trilogia, e che ci sarà ancora molto, molto, molto da dire.
E da parte mia, non vedo l’ora.

(laChiara)