Uno strano mondo: “Il quaderno canguro” di Abe Kōbō

Uno strano mondo: “Il quaderno canguro” di Abe Kōbō

7 Gennaio 2021 0 Di Gli Epicurei

Provo a guardare fuori. Vedo me stesso da dietro. E l’altro me stesso sta guardando anche lui attraverso un buco.
Sembra terrorizzato.
E io sono terrorizzato almeno quanto lui.
È agghiacciante.

L’impressione che ho avuto da Il quaderno canguro di Abe Kōbō (pubblicato da Atmosphere edizioni) è che l’immaginazione non sia altro che un modo per guardarsi dentro da un’angolazione nuova e spaventosa, resa ancora più perturbante dalla perfetta consapevolezza del muro infinito della ripetizione e dall’essere al contempo soggetto e oggetto dell’osservazione.

Già dal titolo, Il quaderno canguro è un libro strano, stranissimo, disorientante, che parte dall’assurdo per arrivare al terrore; e questo terrore è un qualcosa che viene cucinato a fuoco lento, che si solidifica, che si addensa, che si amalgama attraverso un viaggio quasi psichedelico e dalle sfumature mistiche e perverse, e che poi esplode sogghignando nel finale, in cui il nostro protagonista dopo tanto vagare alla fine si ferma, e si contempla, e, come già detto, il terrore trionfa in un’immobilità quanto mai definitiva. Che poi questo muoversi nevrastenico e ultraterreno di questo protagonista legato ad un letto, è una roba di per sé inquietantissima, al di là del finale e di tutte le trovate immaginifiche e folli che costellano e puntellano questo romanzo (che poi la trama è: un uomo ha dei daikon che gli crescono sulle cosce, va in ospedale e via di delirio, come se la premessa fosse normale).

Non se la prenda, la prego. Primo: che non utilizzi gli impianti e le attrezzature di questa struttura. Secondo: che faccia il bagno solo di notte e all’esterno, ovvero al fiume, quando non ci sono altri ospiti. Terzo: che resti il più possibile nel suo letto. Riguardo a quest’ultimo punto, visto che potrebbe piovere, le forniremo per ovvie ragioni umanitarie una piccola tenda di alta qualità in grado di resistere in condizioni climatiche avverse.

Il fatto è che questo romanzo io non l’ho letto ma mi ci sono fatta trascinare, e anche adesso, che è passato un qualche tempo dalla conclusione, a ripensarci mi sento stordita, con pochissimi punti di aggrappo per scrivere qualcosa che possa anche solo incuriosire e invogliare alla lettura: posso solo ribadire che il romanzo è veramente strano e assolutamente affascinante, una creatura bizzarra che non si capisce quali siano le sue intenzioni e a quale razza appartenga, un animale sconosciuto e tuttavia in qualche modo intimo, sicuramente affascinante per quanto minaccioso.

E io sicuramente leggerò altro di Abe Kōbō, perché se Il quaderno canguro è il suo ultimo libro, ecco, io le tappe precedenti del suo viaggio le voglio conoscere e anche bene.

(laChiara)