Mr Hyde Frammenti: Tu chiamale, se vuoi, tentazioni (“Simon del deserto” di Luis Buñuel)

Mr Hyde Frammenti: Tu chiamale, se vuoi, tentazioni (“Simon del deserto” di Luis Buñuel)

18 Dicembre 2020 0 Di Gli Epicurei

UN’INTRODUZIONE
Simon del deserto, anche noto come Intolleranza-Simon del deserto, è un mediometraggio della durata di circa quarantacinque minuti di Luis Buñuel, girato nel 1964 e premiato l’anno successivo con il Leone d’argento a Venezia, ed è visibile gratuitamente su VVVID, insieme ad altri film, anche meno conosciuti, del regista, che vi consiglio di spulciare per benino; evitate invece le varie pagine o i video dal titolo Spiegazione di Simon del deserto, o Finale di Simon del deserto spiegato, perché sono un insulto all’intelligenza del regista, a quella dello spettatore e a quella dell’opera in sé.
Perché il bello di Simon del deserto è il mistero, che è il mistero del corpo, il mistero del bene e del male, il mistero dell’ascesi, il mistero della vita e quello della morte, il mistero del paradiso, il mistero del sesso e della sensualità, il mistero dell’amore e del rifiuto di esso per un amore più grande, nonché il mistero della fede.

Il film racconta di un mistico, il Simon del titolo, interpretato da un segnatissimo Claudio Brook, che vive sopra una colonna cercando di avvicinarsi il più possibile a Dio e che viene tentato costantemente da Satana (Silvia Pinal, bella e maliziosa come non mai), fino a imparare che la vita deve essere vissuta tutta, fino in fondo; e la storia letteralmente scivola da una sequenza all’altra, da una gag all’altra, da uno sberleffo all’altro, con una leggerezza e un’eleganza sopraffine.

La strana durata del film si deve al fatto che il regista fu costretto a interrompere le riprese per problemi di produzione, ma poco male: se in origine la seconda parte del film avrebbe dovuto mostrare come il Diavolo finisse per sostituirsi a Simon, c’è tuttavia da dire che anche il finale, con la scena del sabba ambientata ambientata in epoca contemporanea e quel dimenarsi di tutti quei corpi al ritmo dell’ultimo ballo in voga ha comunque un suo fascino conturbante e inquietante, e la chiusura sullo sguardo distante e confuso di Simon dice comunque moltissimo.

Ma passiamo al sodo (anche se, effettivamente, potrei fermarmi qui, perché questo non è un film ma un’esperienza) e analizziamo qualche scena:

L’APOCATASTASI

Dopo un po’ di tempo trascorso sulla sua nuova colonna, Simon, che si nutre esclusivamente di acqua e di foglie di lattuga, viene accusato di ipocrisia da un sacerdote, che ha trovato nella borsa dello stilita pane, vino e un pezzo di formaggio prelibato. Gli altri sacerdoti pregano per avere chiarezza su come questo sia possibile. La verità si rivela, e lo scontro tra l’indemoniato e il resto del gregge è spettacolare, fatto di formule che si rivelano prive di senso. Ma cos’è l’apocatastasi? Ai posteri l’ardua sentenza.

IL MIO E IL TUO

Perché Simon potrà anche avere ragione, e la sua filosofia di vita essere al di fuori da ogni bassezza, ma proprio per questo il suo modo di vivere sarà pure utile alla sua anima ma perfettamente ininfluente per il genere umano (e il tema del sacrificio e della virtù del santo che non portano a nulla non è nuovo per il regista: vedi i precedenti Nazarin e Viridiana)

CARNE RADIOATTIVA

Guardo questa scena magnifica ed esatta, e, come ho scritto sopra, rimango abbagliata dal fatto che sia stata non dico improvvisata ma quasi, e in più mi chiedo se Satana, condannando Simon a vivere la vita, non lo abbia in realtà salvato.
Sempre che la salvezza, il concetto di salvezza, abbia un senso.

(laChiara)