I corpi e la loro scomparsa: “La processione funebre di K” (Maki Kasumoto)

I corpi e la loro scomparsa: “La processione funebre di K” (Maki Kasumoto)

17 Dicembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Apriamo le pagine e si svolge un funerale, che coinvolge gli abitanti di un condominio. Il funerale è del misterioso signor K, scrittore. Perché ovviamente il signor K è morto. Però il corpo non si sa dove sia. A un certo punto, proprio durante la cerimonia, arriva Mikaya, un giovane che si trasferisce proprio nell’appartamento di K, e comincia a indagare su cosa sia successo. Tra i personaggi spiccano un uomo che indossa occhialini da piscina e vive in una vasca da bagno, una ragazza attratta dai cadaveri in decomposizione e un macellaio vestito come un nobile del Settecento; e tutti sanno che K è morto, ma non sanno come o dove sia finito il suo cadavere; e tutti conoscevano benissimo K ma la sua più intima natura rimane un mistero.

La processione funebre di K, opera di Maki Kasumoto del 1994 edita da Star Comics, è decisamente sopra le righe e al contempo molto affascinante. Anche il suo stile, dai fortissimi contrasti e dalle insondabili ambiguità (personaggi dai tratti androgini e dalle espressioni demoniache, scale a chiocciola che salgono verso l’infinito), cattura il lettore e lo conduce verso una storia che è sostanzialmente il racconto di una solitudine che si interseca con altrettante solitudini, che risultano asettiche, luminosissime, ricche di cose di cui non sanno che farsi.

Il mondo raccontato dall’autrice è surreale e abbacinante, sospeso, decontestualizzato: gli sfondi sono inesistenti (cosa che personalmente ho adorato) e i personaggi si esprimono quasi esclusivamente con le loro espressioni e le loro parole, perfettamente coerenti con le loro eccentricità; i disegni, ribadisco, sono di una raffinatezza che sembra quasi di passeggiare in un giardino curatissimo, e le emozioni messe in campo da questo piccolo giallo che presto diventa tutt’altra cosa sono tali da rendere questo manga un’esperienza estetica a tutto tondo, una vera immersione nel bello, nello strano e nell’elegante che ad avercene.
Forse una delle cose più belle lette quest’anno.

(laChiara)