Essere avanti: “La notte della svastica” (Katharine Burdekin)

Essere avanti: “La notte della svastica” (Katharine Burdekin)

15 Dicembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Ho letto La notte della svastica questa estate, ho iniziato questo pezzo più o meno a settembre e ad allora è rimasto a bollicchiare, a maturare, fino a questo momento. E ancora adesso,dopo qualche mese, mi sento ancora in imbarazzo.
Il fatto è che il romanzo di Katharine Burdekin, edito da Sellerio, contiene uno sproposito di roba, ed è un qualcosa di credibile per l’acutezza e la chiarezza con cui affronta certe tematiche politiche, culturali, e anticipatamente femministe (ci sono concetti che Beauvoir, per dire, sembra riprendere pari pari ne Il secondo sesso, e questa cosa mi ha fatto venire i brividi); e la cosa inquietante è che tali tematiche, dopo decenni, dopo quasi un secolo, non sono ancora state neanche assaggiate dal dibattito sociale, etico e culturale, e questo è un casino, oltre che un peccato, perché adesso ci troviamo davanti a un cambiamento di quelli seri, e difficili da affrontare, di quelli che c’è bisogno di una base che dovrebbe essere solida e universale e invece non è stata neanche abbozzata.

Perché il fatto è che nella distopia nazista (che poi si tratta di una distopia scritta in anni in cui i giochi non erano ancora stati stati decisi, quindi, con lo sguardo del poi, potremmo dire che La notte della svastica è un romanzo di possibilità) di Burdekin il problema base è quello di cosa sia l’umanità, di cosa renda degno un essere umano di essere considerato tale e di cosa sia, di come funzioni una vita degna di essere vissuta; è una storia di consapevolezza, di inganni e disinganni, di propaganda, di dubbio e dalla libertà che da questo proviene, di dignità, di crescita; ci sono tali e tante verità, e c’è un bisogno tale di una visione delle cose per come sono, che questo autentico capolavoro sembra scritto ieri: il grande inganno dei vincitori sarebbe quasi patetico se non fosse crudele, endemico, annichilente; che poi i giochi che il potere fa con la realtà dei fatti sono sempre gli stessi, e noi non ci siamo minimamente evoluti in questo senso; che poi si, per accettare ed elaborare la verità dobbiamo essere strutturati, forti, consapevoli e ironici.

E mi rendo conto di non aver detto niente, e di non aver riportato niente, di aver buttato scampoli impressioni e un invito alla lettura quanto mai traballante e smozzicato, ma raccontare questo libro significa privarlo della sua forza e della sua ricchezza, e non voglio farvi questo torto; e allora vi dico solo leggete questo romanzo, spaventatevi, sdegnatevi, aprite gli occhi e godete delle rivelazioni, piccole e grandi che contiene; soprattutto, poi, agite di conseguenza.

(laChiara)