Libri che potete Leggere solo se ve li presto io: “I figli di Medusa” (Theodore Sturgeon)

Libri che potete Leggere solo se ve li presto io: “I figli di Medusa” (Theodore Sturgeon)

10 Dicembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Nella frazione di un secondo avvenne un riorientamento di natura trascendentale; non un fenomeno rudimentale come la lettura reciproca del sentiero, ma un immediato e permanente riconoscimento di interrelazioni, tra me e te, tra noi e il resto del mondo; la naturalezza una decisione finale e pressante e la chiara necessità di un’azione immediata e specifica.

I figli di Medusa (titolo originale: The Cosmic Rape, a mio parere molto più affascinante e chiarificatore) è il racconto dell’Apocalisse che vorrei, e mi piace pubblicare questo pezzo dopo aver parlato di Contro l’empatia perché, come ripete Paul Bloom, possiamo fare di meglio. Il fatto è che qui si parla dell’umanità che, a un certo punto della loro vita, a causa di una benevola invasione aliena, arriva a vedere sé stessa e a trascendersi, rimanendo individuo ma riconoscendo e vivendo tutti i legami che li legano a tutti gli altri, una sorta di base collettiva che si nutre di ognuno e altrettanto restituisce.

Theodore Sturgeon ha scritto un libro che definirei altmaniano, composto da microstorie che si realizzano e al contempo si frantumano in seguito a un evento maestoso e sconvolgente, in seguito al quale niente potrà mai essere più come prima. È una cosa fantastica, soprattutto per me, che ho scoperto che la fantascienza può essere una roba così. Che poi io di Sturgeon ho letto sia Godbody e Cristalli sognanti (di cui parlerò più avanti, ma vi dico già che, secondo me, si tratta, al momento, del miglior romanzo dell’eccentrico autore americano, di cui ho scaricato tutto lo scaricabile in lingua originale), e questo libro è una meravigliosa sintesi di entrambi.

Perché la nuova situazione con cui la razza umana si trova a doversi confrontare non è propriamente un’evoluzione, ma non è neanche un’involuzione, ma solo, ripeto, un trascendersi, e un rotrovarsi in maniera ancora più salta, e più unita alla radice di tutte le cose vive.

Nella vita c’è altro oltre lo stomaco: c’è tanto odio da buttare fuori e la vita è troppo breve per riuscire a distribuirlo tutto, anche se dovessi vivere fino a centodieci anni. Si devono provocare danni, spaccare, fare male, zittire, soprattutto zittire.

La cosa ganza di Sturgeon è che descrive il bene e il male come robe piccolissime, abbastanza equivalenti, difetti di visioni, espressioni di un qualcosa di più profondo ma anche ridicolo, infinitesimale e mastodontico, interno ed esterno alle nostre vite; bene e male sono intercambiabili, frutti di una visione divisoria e pertanto illusoria che può essere superata con un salto di prospettiva.
Che è una cosa semplice, ma che richiede anche l’aiuto di una razza aliena.

(laChiara)