Fare di meglio: “Contro l’empatia” (Paul Bloom)

Fare di meglio: “Contro l’empatia” (Paul Bloom)

9 Dicembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Contro l’empatia di Paul Bloom (pubblicato da Liberilibri edizioni) è uno di quei saggi che mi piacciono perché mi trovo perfettamente d’accordo con il suo autore.
Ovviamente, Bloom non condanna l’empatia di per sé, ma ne critica, e con enorme efficacia, la sua elevazione a valore morale, e fa notare come l’elevazione a coordinata morale di qualsiasi sentimento porti a catastrofi inenarrabili nel nome delle buone intenzioni.

Per dirla con Leonardo da Vinci, tutto principia dalle emozioni; ecco, io, come fa Bloom, vorrei sottolineare che principia, non è che si ferma lì; e grazie al cielo, aggiungerei, perché le emozioni, tra cui l’empatia, come sottolinea sempre Bloom, sono come dei riflettori puntati su un palcoscenico: illuminano una parte di superficie finendo per oscurare il resto:

Chi crede che non presteremmo aiuto se non fosse per l’empatia, potrebbe vedere nella sua natura di riflettore l’aspetto migliore.
Ma la metafora illustra anche la debolezza dell’empatia. Un riflettore sceglie un certo spazio da illuminare e lascia il resto nell’oscurità; il suo fuoco è ristretto. Ciò che vediamo dipende da dove scegliamo di puntare il riflettore, quindi il suo fuoco è vulnerabile ai nostri biases.

Da parte mia, l’esperienza mi insegna inoltre che le persone che si appellano all’empatia generalmente intendono che le persone dovrebbero essere empatiche verso di loro, e che l’empatia si muove generalmente verso il basso, e mai verso l’alto: è più facile immedesimarsi nella sconfitta di qualcuno che nel successo di qualcun altro, tanto più che, quando un amico è felice e noi no, entrano in campo altre emozioni che bloccano il processo empatico. A me è capitato diverse volte di sentirmi dire “ma tu non mi capisci”, e la realtà è che la persona che dice così io non la voglio nemmeno capire, tanto più che la maggior parte delle volte quando offri un appoggio reale e pratico al sofferente questo ritorna ad ammorbare il mondo con il suo problema.
Insomma, avrete capito che io considero l’empatia un sentimento prevalentemente tossico, che può essere una buona base per affrontare la vita e i rapporti umani, ma che poi deve essere rielaborato, raffreddato, razionalizzato.

Posso preoccuparmi per una bambina che ha paura di un temporale, abbracciarla e confortarla senza fare in alcun modo esperienza della sua paura. Posso essere preoccupato per le persone che muoiono di fame e tentare di aiutarle senza avere alcuna esperienza riflessa del morire di fame. E ora la ricerca che abbiamo appena discusso supporta una conclusione ancora più forte. Non solo la compassione e la gentilezza possono esistere indipendentemente dall’empatia, esse sono a volte opposte. A volte siamo persone migliori sopprimendo i nostri sentimenti empatici.

Il fatto, dice sostanzialmente Bloom, è che non ci si può basare sui sentimenti, perché i sentimenti sono una via comoda e a breve termine; certo, ci devono essere e devono essere presi in considerazione, ma è bene essere anche consapevoli dei limiti del sentire e bisogna anche imparare a distaccarci da essi, altrimenti una vita buona, una vita pienamente etica e davvero ricca, rimarrà fuori dalla nostra portata.
Per usare un mantra dell’autore che ho fatto mio: possiamo fare di meglio; e, aggiungo io, è nostro dovere farlo.

(laChiara)