Libri importantissimi che non avevo ancora letto e che recupero adesso: “I sommersi e i salvati” (Primo Levi)

Libri importantissimi che non avevo ancora letto e che recupero adesso: “I sommersi e i salvati” (Primo Levi)

7 Dicembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Primo Levi è un autore che mi ha sempre incuriosita, ma che non ho mai letto, neanche Se questo è un uomo, neanche La tregua. Più che altro l’ho sempre trovato uno di quegli autori di cui si parla troppo, e solo in momenti particolari, e il più delle volte per i motivi sbagliati.
Verso marzo, in piano lockdown, mi sono scaricata su cellulare la sua opera omnia, che probabilmente recupererò anche in cartaceo, se non del tutto almeno in buona parte, perché, lo dico subito, è scattato l’amore, e l’amore quello serio, quello dato da affinità intellettuale, sentire ragionato, ricerca di un perché profondo delle cose.

Per ora ho letto I sommersi e i salvati perché mi piace da morire il titolo, e prossimamente attaccherò Il sistema periodico, che probabilmente recupererò in cartaceo, per lo stesso motivo; credo che l’ultima mia lettura sarà Se questo è un uomo, proprio per i motivi di cui sopra, e perché ho l’impressione di dovermi in qualche modo ripulire dal racconto che è stato fatto di Levi prima di approcciarmi alla sua opera più celebre.

Ho saputo qualche anno fa che, in una sua lettera alla comune amica Hety S. di cui parlerò in seguito, Améry mi ha definito «il perdonatore». Non la considero un’offesa né una lode, bensí un’imprecisione.

Quello che mi ha colpito di questi saggi è che sono di un’esattezza e di una pulizia commoventi. Primo Levi cercava di dire esattamente quello che voleva dire, ed è una roba che spezza il cuore e incanta la testa, e, soprattutto, è uno sprone potentissimo per fare altrettanto; oltretutto, indagare il modo in cui la Storia abbia interagito con certe leggi umane che si credevano immutabili e su come si sia potuto sviluppare un obbrobrio spaventoso come l’Olocausto (con tutto che milioni di Olocausti sono ancora in corso, quindi tanto estraneo all’essere umano il massacro non deve essere) con quella lucidità e quella partecipazione ragionata e obiettiva è davvero un approccio al lavoro intellettuale che rinsalda i nervi e pulisce lo sguardo, ed è una cosa meravigliosa.

Da perfetta ignorante sull’autore, ho avuto come l’impressione che Primo Levi veda a posteriori Se questo è un uomo come una riflessione troppo dettata dall’emotività, come una serie di domande che solo dopo anni hanno trovato risposta (in questo libro, forse), come l’inizio di un percorso, da un lato schiacciante e dall’altro da superare, da incamerare come esperienza possibile e immaginabile; ed è, credo, questo continuo interrogarsi, che poi cozza da morire con la volontà di superare un problema o semplicemente accettarlo come insormontabile, che mi ha incantato dell’autore.

La cultura poteva dunque servire, anche se solo in qualche caso marginale, e per brevi periodi; poteva abbellire qualche ora, stabilire un legame fugace con un compagno, mantenere viva e sana la mente.

Che poi l’indagine di Levi si sposta a livelli più generali e grandissimi, capaci di trascendere il tema enorme dell’Olocausto, per parlare dell’approccio umano e intellettuale alle cose tutte, tanto più che in Levi si prende a cuore i dilemmi culturali e umani fondendoli, perché alla fine la cultura è vita e la vita è cultura, e forse il compito dell’intellettuale e dell’artista è andare a colmare i vuoti.
Un compito da riempire un’esistenza o farla a pezzi.

(laChiara)