Scoprire la poesia da ignorante: Emily Dickinson

Scoprire la poesia da ignorante: Emily Dickinson

2 Dicembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesie che si impenna –
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio –
tanto è frugale
il carro dell’anima.

Tra i pochi poeti che mi piacciono (che poi molti non sono proprio poeti, ma sono solo gente che si limita a scrivere in versi, come Michelangelo Buonarroti) c’è Emily Dickinson.
Ok, lei non è che mi piace, ma l’adoro proprio, perché mi sembra che in lei la scrittura in versi sia un po’ come respirare, ma non nel senso che sembra che le venga naturale, ma proprio perché i suoi versi hanno un ritmo (o almeno io così lo percepisco) molto quotidiano, molto di un anima che brucia semplicemente vivendo e praticando quello che ama.

Come gli haiku, come le riflessioni e i katà di Bruce Lee, come i tuffi della Cagnotto, le poesie di Dickinson mi sembrano fondersi con quello che raccontano e con la forma che adottano, e sono per me un’esperienza meditativa frutto di una mente e di un cuore illuminati, il tutto con quell’alito di vita che fa sì che l’illuminazione non bruci o ferisca, ma si limiti a chiarificare tutto e a purificare l’anima.

Il cuore è la capitale della mente
La mente è uno stato singolo
cuore e mente insieme compongono
un singolo continente.

La popolazione è: uno
numerosa quanto basta
questa nazione estatica
cercala: sei tu.

Ecco, tutta questa roba può essere solo poesia, perché per un romanzo è troppo.

(la Chiara)