Storie dentro storie dentro storie: “I tre impostori” (Arthur Machen)

Storie dentro storie dentro storie: “I tre impostori” (Arthur Machen)

26 Novembre 2020 0 Di Gli Epicurei

I tre impostori, romanzo scritto da Arthur Machen e pubblicato da Fanucci editore, è una delle cose più goduriose che abbia letto quest’anno: si tratta di un Decamerone del weird con una trama esilissima in cui il racconto principale fa da contenitore ad altri racconti che, a loro volta, ne contengono altri ancora; come se non bastasse questa struttura, ci sono dei personaggi (su tutti i protagonisti Dyson e Phillips) che sono champagne millesimato per l’anima, e le storie sono di una bellezza commovente, di quelle che stuzzicano l’immaginazione e fanno stare bene.

Mi resi subito conto che stavo camminando su un ghiaccio molto sottile, la mia teoria era estremamente assurda e fantastica, e per nessuna ragione ne avrei scritto un cenno per la pubblicazione. Ma pensai che, in compagnia di scienziati come me, uomini che conoscevano l’andamento delle scoperte, e sapevano che il gas che brilla e illumina gli edifici era un tempo un’ipotesi assurda… pensai che con loro avrei potuto azzardarmi a esporre il mio sogno, diciamo Atlantide, o la pietra filosofale, o qualunque altra cosa, senza paura del ridicolo.

Machen ha scritto un racconto dell’orrore che non si prende sul serio, e che è anche una celebrazione della fantasia più sperticata e un corteggiamento a una Londra strana, altra, nel quale il caso gioca con riti occulti e minacciosi e certe vite vengono sfiorate dall’abisso senza che se ne rendano conto, anzi continuando a chiacchierare allegramente e con leggerezza del sesso degli angeli.

Il fatto è che I tre impostori, nonostante la materia cupa e tenebrosa, è un racconto che trasmette una gioia incredibile, un gioco ricco, complice e pieno di grazia, divertentissimo e capace di far viaggiare l’immaginazione e a spingerla a creare a sua volta misteri e casi assurdi; è un’opera capace di rilassare la mente e pulire lo sguardo, e lo fa nel modo più nobile e positivo possibile, ovvero utilizzando l’intelligenza, la sensibilità e, soprattutto, l’umorismo.

Mio caro amico, lei prende tutto troppo sul serio. Dovrebbe lasciar scorrere l’inchiostro molto più liberamente. E soprattutto deve credere con fermezza, quando si mette a sedere per scrivere, che lei è un artista, e che ciò su cui sta lavorando è un capolavoro.Se le mancano le idee, dica, come ho sentito dire da uno dei nostri artisti più squisiti: ‘Non importa, le idee sono tutte lì, in fondo a quella scatola di sigarette!’ Lei, è vero, fuma la pipa, ma la frase è valida lo stesso.

E allora sempre sia lodato lo strano, quando si affianca al normale, quando buca i suoi confini, quando lo fa suo, quando lo ingloba in sé; e gloria eterna a chi, questo strano, lo fa vivere e lo sa raccontare.

(laChiara)