Libri importantissimi che non avevo ancora letto e che recupero adesso: “Candido” (Voltaire)

Libri importantissimi che non avevo ancora letto e che recupero adesso: “Candido” (Voltaire)

24 Novembre 2020 0 Di Gli Epicurei

E venne il giorno in cui la Chiara decise di salire un gradino nella sua scala personale di valori di lettrice, e ovviare alle sue tantissime e imbarazzanti mancanze, e quindi s’avventurò nella lettura dei Libri Che Vanno Assolutamente Letti Pena La Morte Più Atroce Possibile, Nonché Il Disprezzo Dei Pari (?), E Forse Dell’Umana Stirpe Tutta.

Ironie e battute a parte, il fatto è che quest’anno, letterariamente parlando, è stato un po’ così, e mi sono resa conto di aver tenuto da parte dei libri che, a un certo punto, mi sono detta: o li leggo o li do via, a qualcuno che magari li legge. Molti di questi sono classici riconosciuti, e inseriti nella lista che ogni Vero Lettore dovrebbe conoscere a memoria, mentre altri provengono dall’unica collezione che abbia mai portato a termine, ovvero quella dei Grandi Classici della letteratura straniera (che tuttavia al suo interno contiene scelte a mio parere opinabili) che feci tra i quindici e i sedici anni. Già l’anno scorso mi tuffai in un’edizione ebook abbastanza oscena della Ricerca del tempo perduto, e l’ho cavalcata fino alla metà di Sodoma e Gomorra, e poi mi è caduta dalle mani, pronta, adesso, ad essere raccattata in cartaceo, magari in una bella edizione (ma niente mappazzoni, e niente Meridiani, che hanno un font microscopico).

Il primo Libro Importante che ho letto è stato Candido di Voltaire, di cui ho un’edizione che comprende anche L’Ingenuo (che ho iniziato da poco) e Zadig (quello che mi incuriosisce di più). Il Candido era in una lista di libri consigliati per le vacanze quando andavo al liceo, lista di cui colsi solo Anna Karenina, anche perché all’epoca ero tutta Woolf e Kafka, e Voltaire era presentato come una lettura leggerina e divertente, di quelle che se proprio ti fa schifo leggere roba degna, allora leggiti almeno Candido (anche Poe, nella mia esperienza, ha avuto sorte simile, che poi è lo stesso discorso di quando ti spacciano Delitto e Castigo per un giallo. Sorvoliamo).

I guai privati compongono il bene generale; così che più ci son guai particolari e meglio vanno le cose.

Dubito che, da adolescente, avrei apprezzato Candido: probabilmente sarei stata troppo presa dalle mie turbe da disadattata ormonal-esistenziale per godere appieno della saggezza, nonché dell’etica pragmatica e quasi zen, che permea questo libro, e che, adesso, rispecchia perfettamente il mio sentire. Ora, non so se con i quaranta sono diventata sentimentale, ma il dobbiamo coltivare il nostro orto mi ha fatto venire le lacrime agli occhi, e dato quella pacca sulla spalla di cui si ha sempre bisogno, a prescindere dalle circostanze.

Candido è un libro amichevole, complice, scafato, di quelli che le cose sono come sono e cerchiamo di venirne a capo, e stare a galla, e al diavolo le cose come dovrebbero essere, al diavolo la giustizia, e all’equità alla fine non ci crede nessuno; quel che bisogna fare è, per dirla con le parole di Voltaire, prese da un epistolario che cercherò di recuperare, tacere, vivere in pace, mangiare il proprio pane all’ombra del proprio fico, lasciar che il mondo vada per la sua strada.
E io penso alla Chiara adolescente che, in preda a un idealismo tutto nervi, avrebbe mandato rabbiosamente a quel paese il filosofo, accusandolo del più bieco conformismo, mentre adesso mi trovo assolutamente d’accordo, e, in una tale affermazione, di conformista non ci trovo proprio nulla, anzi, e specialmente di questo periodo.

Se non troviamo cose gradevoli, per lo meno troveremo cose nuove.

Il fatto è che Candido è uno di quei libri talmente tosti nella loro leggerezza da impedire qualsiasi identificazione che non sia filosofica, un romanzo di formazione ironico e disincantato, privo di qualsiasi forma di romanticismo che non sia ormonale (cosa che ho apprezzato moltissimo, e che forse anche la me adolescente avrebbe gradito, accanitamente antiromantica com’era), e che mi ha reso ancora più chiaro, come tutte le grandi opere, quanta strada strada devo ancora fare per arrivare a qualcosa; o meglio, che c’è ancora da zappare parecchio.

EDIT: Ho letto anche L’Ingenuo e Zadig, e sì, su Zadig ci ho lasciato un pezzo di cuore. L’Ingenuo, invece, ha uno dei finali più belli di sempre. Magari ci ritornerò su.

(laChiara)