Mostrami, o diva: “Il volto dipinto” (Oliver Onions)

Mostrami, o diva: “Il volto dipinto” (Oliver Onions)

23 Novembre 2020 0 Di Gli Epicurei

La sua giovinezza era scritta su pagine antiche. Era scritta in caratteri fugaci, la cui permanenza riposava sotto l’apparenza delle cose. Qualcosa che faticava a indovinare era accaduto alla labile superficie, e l’antica leggenda si faceva strada verso di lei. La bambina del Cairo era scomparsa. Una giovane che compendiava le dolcezze di tutte le età camminava a suo fianco su quei piedi presi in prestito.

Il volto dipinto, il racconto che dà il titolo alla raccolta di Oliver Onions pubblicata dalle edizioni Hypnos, per quanto meraviglioso e sinceramente perturbante, non è neanche il racconto che preferisco della raccolta: il primato va a Hic jacet – una storia di coscienza artistica (l’ho trovato si una sensibilità urticante e di uno strazio dolcissimo, con una conclusione che mi ha fatto pigolare un nooo che mi ha squagliato l’anima); ma, aldilà delle preferenze personali, l’importante è avere scoperto uno scrittore con un’immaginazione decisamente originale, ricca, colta e allo stesso tempo estremamente istintiva, i cui racconti si agitano tra più piani del tempo, della coscienza e dell’inconscio.

Il fatto è che Onions ti trasporta letteralmente per aria, ma si tratta da un’aria fuori da tutto, che ti dà alla testa e poi ti rendi conto che ci stiamo muovendo in un altro mondo e in un altro spazio che si rispecchiano in questo tempo e in questo luogo, in una sorta di eterna coazione a ripetere del mito, che si attualizza, che diventa materia, che cambia mantenendo però lo stesso significato, la stessa forza e la stessa intensità.

Non sapeva che cosa fosse un culto – o meglio, non sapeva che cosa non fosse un culto.

Lo weird di Onions si compone essenzialmente delle parole qui riportate: c’è un qualcosa, in ciò che viviamo, che lo trascende: il concetto stesso di realtà ha una vita inconscia, che si rispecchia e riverbera e riflette in una vita mitica che, a sua volta, rimanda la sua essenza al quotidiano. È un qualcosa di vertiginoso e incredibile, appassionante, un gioco di specchi e rimandi e contorsioni psicologiche senza fine, che a ogni evoluzione e rilettura si fa più chiaro, più misterioso, più magico e più ricco.
E quello che più di tutto mi è rimasto nel cuore è che, forse, bisognerebbe vivere così.

(laChiara)