Libri che potete Leggere solo se ve li presto io: “Il collezionista” (John Fowles)

Libri che potete Leggere solo se ve li presto io: “Il collezionista” (John Fowles)

7 Novembre 2020 2 Di Gli Epicurei

Frederick Clegg è un impiegato municipale che, dopo aver vinto al Totocalcio, rapisce, dopo averla pedinata per lungo tempo, una giovane studentessa d’arte, Miranda, nella speranza che la ragazza, durante la prigionia, s’innamori di lui; ma questo non succede, e non può succedere, perché se Clegg si limita a raccontare la sua ossessione e quello che si svolge davanti ai suoi occhi, scopriamo che il mondo di Miranda è invece molto più ampio, mobile, libero, mutevole.

Ecco quel che sei tu. Ti aggrappi a tutto ciò che è vitale, a tutto ciò che cerca di essere onesto e libero, e lo tiri giù.

Il collezionista è un romanzo splendido, tanto che sto cercando di recuperare l’intera opera di Fowles, di cui conoscevo solo La donna del tenente francese, e solo la versione cinematografica sceneggiata da Harold Pinter, uno dei miei eroi personali (e forse l’unico Nobel che mi ha mandato fuori di testa dalla gioia). Il fatto è che qui, e spero anche nel resto della sua produzione, Fowles è un narratore generosissimo, che offre a entrambi i suoi protagonisti una ricchezza e una potenza commoventi: Frederick e Miranda sono sì due personaggi che si confrontano da un punto di vista psicologico e sentimentale, ma, soprattutto in Miranda, vediamo anche imporsi delle visioni di vita e di mondo che tentano di sovrapporsi al e spiegare il presente, di dargli senso, di dar senso alle assurde aspettative di Frederick, che a sua volta è invece irremovibile nei suoi propositi, nella sua convinzione di essere nel giusto, in una non-concezione di vita che si rivelerà schiacciante, anticomunicativa, lontanissima da ogni possibilità di relazione, e quindi di amore.

Il discorso si fa poi molto più ampio, ed estremamente attuale (che poi in realtà è eterno, perché la narrativa, come la vita, è opera di relazione, con sé stessi, con il mondo, con ogni sorta di altro e di Altro, e qui siamo a un livello altissimo), perché Frederick riesce a far sua una forza devastante, la forza della massa, la forza della Storia, la forza del buon senso e del sentire comune; elementi che non hanno le basi, culturali e di conseguenza (e questo, secondo me, è il punto fondamentale e antipopolare/antipopulista che Fowles prima suggerisce, poi esplicita, e sul quale finisce a martellare senza sosta) anche emotive e culturali. Frederick non ha fame di vita, una fame di cui Miranda abbonda, e quindi non può essere nutrito, e allora tutto ciò che è esterno al suo pensiero, alla sua microscopica visione del mondo, diventa un capriccio, un inutile arzigogolo, una complicazione che deve essere estirpata, la supponenza di una persona che deve essere riportata al suo posto, alla normalità.

Non è umano; è uno spazio vuoto camuffato da uomo.

La cosa interessante è che, in tutto ciò Frederick, non smette di suscitare pietà. Una pietà immersa in ettolitri di orrore, ma comunque pietà, e lo stesso, anche se in senso inverso, Miranda, che, con la sua consapevolezza di essere superiore in tutti i sensi al suo rapitore (superiorità palese, schiacciante, reale), non riesce a rapportarsi con lui, a cercare un punto d’incontro, a scendere di un gradino dal suo abituale modo di essere; abbiamo quindi due approcci alle cose che si affrontano l’un l’altro attraverso due personaggi che rimangono comunque ben innestati nelle loro caratteristiche e nei loro caratteri, e quel che ne esce è un romanzo fiammeggiante, ustionante e travolgente.
Da ripubblicare il prima possibile.