Il libro più bello dell’anno: “Gli schifosi” di Santiago Lorenzo

Il libro più bello dell’anno: “Gli schifosi” di Santiago Lorenzo

3 Novembre 2020 0 Di Gli Epicurei

La trama de Gli schifosi di Santiago Lorenzo (edito da Blackie edizioni, di cui sto recuperando TUTTO) è semplice: c’è questo tipo, Manuel, che accoltella un poliziotto per legittima difesa, e si trova costretto ad andarsene in latitanza un paesello abbandonato e deserto, e vi trova il paradiso.
E potrei fermarmi qui, perché solo questo mi manda in sollucchero, e perché solo in queste righe c’è una densità psicologica, politica, esistenziale e sovversiva che al solo pensiero mi sciolgo in un saporitissimo brodo di giuggiole; come se non bastasse, la storia rimanda (come viene notato anche nella quarta di copertina) a uno dei miei classici dell’infanzia, che non ricordo se non emotivamente, che dovrei recuperare e che recupererò, ovvero il Robinson Crusoe, che mio babbo buonanima mi obbligò a leggere per farmi capire che se non imparavo bene a nuotare ecco cosa sarebbe successo, e che invece mi fece innamorare delle isole deserte e dell’intelligenza umana.

Viveva in uno stato totalitario di libertà, in un regime autoritario di pieno arbitrio, zeppo di editti e decreti che gli ordinavano di fare quello che gli girava per i coglioni e il cui inadempimento avrebbe portato a pene pecuniarie e carcerarie. Sanzioni che non avrebbe dovuto defalcare da nessun conto e condanne che non avrebbe dovuto scontare in nessuna prigione. Ma che non dovettero mai essere imposte, perché rispettò sempre le leggi della sua dittatura al contrario.

Leggo queste righe e mi viene da piangere, perché se da un lato dubito di poter vivere interamente come vive Manuel, dall’altro il suo esempio è per me una fantastica fonte d’ispirazione, proprio per la sua autodisciplina ferrea, che per me è la sorgente pura e pulita della libertà autentica: scegliere ogni sacrosanto giorno la propria vita, le proprie azioni e i propri pensieri, e difenderli, questi ultimi, con le unghie e con i denti, perché ad essere pienamente sé stessi si perde forse in rispettabilità, ma si guadagna tutto un pacchetto di benefici da far spavento, voglia e ingordigia.

Gli schifosi è un libro meraviglioso, divertente, straripante di una grazia che ad avercene, e che spinge a un’autoanalisi spietata, per certi versi filosofica, che si spera possa portare a cambiamenti e al recupero di un gusto del vivere e del godimento dell’agire che viene costantemente minacciato dall’esterno. Davvero, in pochi casi il doversi giostrare con le circostanze, che poi è la materia principe di cui è costituita ogni vita, viene raccontata con tale umorismo, poesia, sicurezza e una sana e pacifica rabbia, di quelle che fanno bene, di quelle che ti danno due schiaffoni sul tuo culetto cerebrale per spalancarti i polmoni e farti capire che, sì, c’è tutto un mondo di idee e di sentire da vedere e capire, ma soprattutto da godere, che è la cosa più intelligente che si possa fare.

Era una fortuna avere tutti i calendari del mondo da riempire con quello che voleva. Ma la buona sorte determinante, incomparabile con la precedente, era quella di disporre di voluminosi cataloghi di idee per riempire quel tempo. La cosa buona non era che con tante ore a disposizione potesse fare quello che gli girava. La cosa buona era che per tutto il giorno continuavano a girargli cose da fare. Senza questa fase 2, il povero fesso che abbia soltanto la fase 1 finirà per impiccarsi dopo il primo trimestre, soffocato dalla frustrazione di avere sempre atteso che arrivi il tempo per sé e ritrovandosi con quel pentolone di cacate speziate che dovrà mangiarsi quando guarderà l’orologio e sarà ancora mattina.

E mi bastano questa gioia, questa energia e questo entusiasmo di vivere la vita per quello che è per farmi venire i brividi, voglia di alzarmi e camminare e godere dei miei muscoli, dei miei pensieri e del mio tempo, che poi sono la calce con cui costruire l’edificio della mia vita.
E allora buona lettura, e buona coltivazione di sé, che poi è il motore che il carburante della buona cultura dovrebbe nutrire.

(laChiara)