Inktober – Giorno 30: Ominous

Inktober – Giorno 30: Ominous

30 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Cristian Borghini

 

Una canzone che ha precorso i tempi.

Chiara Lecito
Tu non chiedere, è vietato sapere, quale fine a me, quale a te
gli dei abbiano assegnato, o Leuconoe, e non consultare
la cabala babilonese. Quanto è meglio, qualsiasi cosa sarà, accettarla!
Sia che Giove abbia assegnato più inverni, sia che abbia assegnato come ultimo
quello che ora sfianca con le scogliere di pomice che gli si oppongono il mare
Tirreno, sii saggia: filtra il vino e ad una breve scadenza
limita la lunga speranza. Mentre parliamo sarà fuggito, inesorabile,
il tempo: cogli il giorno, il meno possibile fiduciosa in quello successivo.

Che poi in realtà quell’è vietato sapere non è proprio adattissimo, perché nefas è un termine molto più ambiguo, che suona quasi come oltraggioso, infausto, contrario a ogni legge. Lo adoro, come adoro questa poesia, ché poi Orazio di incertezza del futuro ne sapeva a bizzeffe, e trovo tutto molto vero, soprattutto adesso. Come dice un detto zen (o qualcosa del genere), lavora dove sei e con quello che hai.

Francesca Maggi
La città trema, come creatura
Cupe vampe, livide stanze
Occhio cecchino, etnico assassino

Il testo di questa canzone andrebbe studiato nelle scuole.
Si parla dell’incendio della biblioteca di Sarajevo, tempio del sapere e simbolo della convivenza fra i popoli, durante la fratricida guerra nei Balcani.
In quei volumi stava scritto di come ortodossi e islamici avessero convissuto in pace per secoli, concetti di coabitazione pacifica che dovevano essere distrutti con la distruzione dell’edificio stesso.
E così l’incendio divampa, si alzano “in cielo i roghi in cupe vampe”.
Dove i libri bruciano non c’è più umanità.

Canzone bellissima, emozionante e disturbante.

Valentina Bertolini
Giuliano, di Gore Vidal

Perché è importantissimo iniziare la battaglia nei giorni fausti, consultate il vostra aruspice di fiducia