Inktober – Giorno 27: Music

Inktober – Giorno 27: Music

27 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Chiara Lecito
Ricordo un paio di volte in cui ho avuto la netta sensazione che ancora cinque minuti e sarei impazzita: una in cui, durante una stagione passata in una libreria a Forte dei Marmi, mi toccò il turno il giorno di Sant’Ermete, e c’era la fiera, e davanti alla libreria c’era il banchetto dei peruviani, e dopo un paio d’ore eccomi a sognare il massacro etnico. La seconda non la racconto e non la contestualizzo, ma lì la musica (e i libri) mi hanno salvato abbastanza la vita. Poi vabbè, c’è stata la serata che ero bloccata in un posto durante un concerto di una cover band di Vasco Rossi, ma lì si entra negli spazi profondi in cui Cthulhu eccetera eccetera.
E niente, scrivere di musica è complicato, e ora e sempre viva Tom Waits.

Valentina Bertolini
Ballando nudi nel campo della mente, di Kary Mullis

Perché se Mullis non avesse ballato la sua musica ci saremmo persi un sacco di roba.

Francesca Maggi

Pare che per un po’ dovremo rinunciare a cene rimantiche, quell’ora di zumba, non potremo vedere quel film, quello spettacolo e non ci saranno concerti.
Credo di aver visto i concerti più emozionanti sui palchi più piccoli e improbabili, in luoghi intimissimi e familiari.
Certamente il concertone ha i suoi perché e i suoi riti: acquistare i biglietti per tempo, spostarsi in stile esodo, fare la fila, sudare, il panino in piedi, trattenendo la pipì per non perdere il posto.
Tutto ciò è ripagato con un grande orgasmo collettivo.
Il concertino è quella cosa che magari non avevi programmato, vai in un locale e in un angolino, con una chitarretta ti imbatti in un vero talento.
Mettendo a posto in soffitta abbiamo ritrovato il programma dei concerti di maggio/giugno 1995 del Baraonda, storico locale del Cinquale (Ms).
Di solito i concerti li facevano il mercoledì ed erano gratuiti.
Dal Baraonda sono passati artisti di nicchia e nuove proposte in un contesto familiare e senza fronzoli.
Non era raro vedere Gianna Nannini giocare a biliardo scolandosi una birretta dietro l’altra.
Leggo il nome del primo gruppo, Tiromancino, definiti “novità interessante”, poi leggo l’ultimo, Marlene Kunz (senza t).
Sì, il Baraonda era davvero un posto magico.

Cristian Borghini

Ricominciare a comprare vinili, e sperare di ritornare presto alle fiere del disco 🙂