Inktober – Giorno 26: Hide

Inktober – Giorno 26: Hide

26 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Valentina Bertolini
Chiederò perdono ai sogni, di Sorj Chalandon

Perché tutti nascondiamo qualcosa e pensiamo di farlo per il bene degli altri.

Chiara Lecito
La mia amica d’infanzia I. prendeva il nascondino estremamente sul serio. Ogni volta disegnava con il gesso un rettangolo per delimitare il pezzo di muro riservato alla conta, e potevi solo toccare lì per convalidare la tua tana (o bomba, come si dice da noi) o la tana libera tutti (o bomba libera tutti). I si offriva ogni volta a sorvegliare che tutto andasse secondo le sue regole, rendendosi anche disponibile a non giocare attivamente per tali mansioni di controllo. In realtà, I. semplicemente non sopportava le discussioni; e io, che non sopportavo il nascondino, finivo sempre di offrirmi di controllare al suo posto.
Chissà che fine ha fatto.

Cristian Borghini

Una bella canzone di un grandissimo artista 🙂

Francesca Maggi
Patricia Lockwood è una giovane autrice americana dalla scrittura prettamente irlandese, gli irlandesi infatti sono maestri nel fondere con maestria ciò che è estremamente tragico al sublimamente comico.
“Priestdaddy” è il romanzo autobiografico di una ragazza, figlia di un prete cattolico, che fin dalla più tenera età è testimone diretta di tutta una serie di situazioni che in una società chiusa e bigotta si tende a nascondere, cancellare: pedofilia, aborto, violenze domestiche.
Quello che mi ha colpito maggiormente è l’estrema ironia con cui queste tematiche vengono trattate, ironia che non è leggerezza né cinismo.
L’ironico distacco è stata negli anni l’unica arma in possesso della Lockwood per sopravvivere in quel difficile contesto familiare, dove comunque non mancava mai amore e compassione.
L’ironia, unita ad una notevole forza d’animo, le ha concesso alla fine il dono del perdono e della riconciliazione.
Perché il perdono è ciò che veramente ci rende liberi.