Inktober – Giorno 19: Dizzy

Inktober – Giorno 19: Dizzy

19 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei
Francesca Maggi

 

Gli anni quaranta erano anni tosti, anche nella sfavillante New York, e ovunque serpeggiava voglia di leggerezza, spensieratezza, per quanto fosse possibile.

I bianchi avevano rubato ai neri il jazz, lo avevano reso rispettebile e lo avevano chiamato swing.
Per reazione, gli artisti afroamericani provarono ad allontanarsi da quel mondo ipocritamente sorridente, cercando mezzi di espessione originali.
Nasce così il bebop, che oltre essere un’evoluzione del jazz diventò anche uno stile di vita.
Ai suoi esordi era una musica non scontata, di nicchia, che se ne fregava di essere capita da un pubblico medio.
La qualità degli artisti lo rese poi un genere amatissimo, anche se poco popolare.
Dizzy Gillespie, compositore, pianista ma soprattutto trombettista, fu fondatore e figura di spicco di questo genere musicale.
La sua biografia ricalca quella di molti artisti di colore di quegli anni: famiglia poverissima, tanti fratelli, padre violento e una passione per la musica coltivata prevalentemente da autodidatta.
La sua faccia, con le guance che si gonfiano a dismisura, rappresenta l’immagine iconica del bebop.
Valentina Bertolini
Questo bacio vada al mondo intero, di Colum McCann
Perché se soffri di vertigini è meglio se non lo leggi.
Chiara Lecito
Visione, altezza, spirito, grandezza, terrore.

Coraggio, vertigine, sapienza, pienezza.
Ildegarda maestra di vita, di tutto il resto e di quel che c’è oltre.
Cristian Borghini

Stordimento e vertigine.