Inktober – Giorno 17: Storm

Inktober – Giorno 17: Storm

17 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Chiara Lecito
Sì ero lì alla finestra, agente, ma ero completamente presa dalla pioggia. Sa, l’acqua, i fulmini, ma soprattutti i tuoni, sa, quei rumori che sembrano annunciare la fine ma che a me fanno tanto pulizia. e anche l’acqua e il vento, ha presente, quelle scosse di fresco che paradossalmente sanno anche di asciutto. No, non ho sentito né grida né niente, agente. lo so che sembra impossibile, ma davvero è difficile distrarmi quando decido di godermi qualcosa.

Valentina Bertolini
American Gods, di Neil Gaiman

Perché per tutto il libro sta per piovere, ma poi non piove.

Cristian Borghini

L’ovvietà, parte seconda 🙂

Francesca Maggi
La fermata dell’autobus distava neanche duecento cento metri dal portone del liceo Carducci, ma F. calcolò che si sarebbe inesorabilmente inzuppata tutta.
Quel temporale di fine maggio aveva sorpreso un po’ tutti, i primi tuoni si erano confusi col suono della campanella di fine lezione.
I ragazzi si riversarono in strada, disorientati ed eccitati, senza possibilità di riparo, con le sottili magliette spalmate sui giovani corpi, quel filo di trucco, dato in fretta e male colava sulle guance di ragazzine trasformate in panda ubriachi.
Odore di sudore giovanile si mischiava a quello della polvere bagnata che veniva su dalla strada.
Si fece coraggio ed uscì.
Nel caos delle auto in doppia fila dei genitori accorsi con una tempestività sbalorditiva in soccorso dei pargoli, con stupore e sgomento vide la panda rossa di sua madre.
Le fece un segno e lei, ubbidiente, salì.
In cinque anni di liceo era la prima volta che veniva a prenderla.
Silenzio.
Quel silenzio che da molto era diventato l’ospite fisso delle loro cene e delle loro serate.
Verso Lido di Camaiore furono costrette ad accostare la macchina, perché la pioggia fittissima impediva di vedere.
L’unico suono che si sentiva era quello di goccioloni che rimbombavano come una sassaiola sul tettuccio della panda, e i camion chee passavano incuranti sull’Aurelia alzando onde oceaniche, quasi a voler sommergere la panda e le loro smarrite passeggere.
Era una situazione di stallo, come fosse una gara a chi riusciva a mantenere il silenzio più a lungo.
“Stamattina ho ritirato le analisi”.
F. si irrigidì ma finse di non aver capito.
“Ce l’hai”
Non esistevano parole migliori per dirlo.
Fu quasi sollevata.
Sua madre non usò giri di parole, non usò quella rivoltante e imbarazzante compassione che a volte ti scaraventano addosso amici e parenti, quasi a voler scacciare velocemente da loro stessi un dolore che temono, ma, per fortuna, non è loro.
Rimase ancora un po’ in silenzio, ma capì che la sua adolescenza era finita in quell’attimo.