Inktober – Giorno 16: Rocket

Inktober – Giorno 16: Rocket

16 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Valentina Bertolini
Dalla terra alla luna, di Jules Verne

Perché è davvero difficile trovare un libro che c’entri con i razzi

Francesca Maggi
Sergio si era svegliato di malumore ma tentava di non darlo a vedere, trincerato dietro il giornale fumava una sigaretta dietro l’altra.
L’amatissima figlia Margherita aveva annunciato che quell’anno il suo nuovo fidanzato avrebbe trascorso il Capodanno con loro, trattenendosi alcuni giorni per conoscere i futuri suoceri.
Sergio non aveva ancora incontrato Saverio, ma non gli andava a genio a priori, e quando ne parlava con la moglie lo definiva semplicemente “il terrone”.
Margherita entrò in casa, e la casa stessa si accese, inondata della sua straripante allegria.
“Babbo ti presento Saverio”.
Non fece in tempo ad allungare la mano che il giovanotto lo strinse in una morsa micidiale, facendo scricchiolare le sue vecchie ossa.
“Finalmente vi conosco, papà!”
Papà?
Sergio ingollò il rospo e per tutto il giorno si barricò nello studio, millantando del lavoro da sbrigare.
Margherita e la Madre si chiusero in cucina, per spettegolare in compagnia di una bottiglia di Porto e preparare il cenone.
Sergio bussò timidamente allo studio.
“Papà, permettete che io allestisca dei fuochi d’artificio in giardino?”
“Certamente caro (maledetto terrone) ma una cosetta sobria, per non disturbare i vicini”
Saverio, contento come un bimbo, tolse dalla bauliera un’ingombrante borsone e si mise all’opera con tutta la serietà e abnegazione del caso.
La cena fu deliziosa, Saverio aveva portato alcune specialità salernitane preparate dalla mamma che Sergio gradì, ma per il resto non aprì bocca.
Verso mezzanotte Saverio, tutto eccitato, cominciò il rituale di accensione dei fuochi.
Sergio aveva sottostimato le capacità pirotecniche del terroncello.
Uscito in giardino gli sembrò di trovarsi in una zona di guerra, sopraffatto da un bagliore e un frastuono inimmaginabile.
“Papà, a voi l’onore”
Saverio consegnò nelle mani del suocero il suo tesoro: il RAZZO DI BIN LADEN.
Spaesato e tremante Sergio si ritrovò fra le mani un affare enorme, un vero razzo di almeno un metro d’altezza.
Fermo, immobile e ammutolito non sapeva cosa fare.
E allora fece ciò che non faceva da tempo e questa cosa colse di sorpresa lui per primo: si mise a piangere.
Un pianto disperato, incomprensibile che durò poco ma lasciò tutti ammutoliti.
La situazione era paradossale.
Un vecchio ingegnere, che non aveva mai costruito niente, che piange in giardino, con un razzo in mano in una notte di Capodanno che sembrava l’ultima notte del mondo.
“Papà, che succede? Vi sentite male”
Tornò calmo.
“Non possiamo spararlo”
“Babbo, Saverio ci tiene tanto, ma se tu non vuoi…”
“Dicevo che non possiamo spararlo da qui. Saliamo sul tetto!”.
§Si guardarono perplessi, e poi cominciarono a ridere, ridere come matti.
Sergio non si era mai sentito così vivo.

Cristian Borghini

L’ovvietà.

Chiara Lecito

L’ovvietà al quadrato.