Inktober – Giorno 12: Slippery

Inktober – Giorno 12: Slippery

12 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei
Francesca Maggi

I used to fall into her
There
Where the skin is slippery
Lost in the void
Of that ancient desire
But now
I’m just old and bored.
Massimo Guelfi
Autunno 2010.“Senza età, il vento soffia
la sua immagine nel vetro dietro il bar
Gocce di pioggia, bufere d’amore
ogni cosa passa e lascia..”

Erano passati dei mesi da quando io e Francesca ci eravamo visti per l’ultima volta. Troppo tardi per farsi prendere dai rimorsi e troppo presto per pensare che tutto potesse scivolare via, senza sentirne ancora le ferite. Nell’intercapedine tra il volere e non volere, tra la libertà necessaria e l’incatenamento perpetuo, tra la scoperta e la conquista, non restava che dilettarsi nell’arte del canto, con quella musichetta che mi trovavo inconsapevolmente a sussurrare. Non avevo scelto volontariamente di cantarla, ma evidentemente il diavoletto della tortura si era impossessato momentaneamente della mia coscienza, e aveva dirottato la scarica neuronale verso il centro mnemonico che aveva archiviato quelle parole, facendole riemergere da un lontano passato. Esattamente venti anni prima, il 12 ottobre del 1990, mi recai da Masoko, negozio di dischi gestito da Massimo, a chiedere informazioni su questo giovane dalla voce roca che sembrava avesse sbagliato decennio per poter aspirare ad un minimo di seguito. All’epoca i dischi si compravano ancora nei negozi specializzati, non c’erano napster, poste, edicole e librerie a creare concorrenza; l’unico nemico era per Massimo la musicassetta vergine e per me, Massimo stesso, di cui dovevo superare l’inquisitoria curiosità con cui sondava ogni mia richiesta. Aveva un atteggiamento aprioristicamente denigratorio verso il pivellus vulgaris, specie a cui appartenevo pienamente, che era capitato li per errore, quasi avesse frainteso le indicazioni della mamma che lo avevano mandato in realtà a comprare il pane. Se non sapevi a memoria almeno la discografia completa dei Jefferson Airplane non eri nessuno, e io quel signor nessuno sentivo di impersonarlo con tutte le effigi. Sinceramente, se allora ci fosse stato Amazon, l’avrei accolto come il mio più grande amico, salvatore da ignobili figure di merda e neutrale osservatore dei miei gusti musicali. Impaziente di dimenticarmi la faccia di Massimo, me ne uscii dal negozio con un vinile animato dalla curiosità della scoperta prima di esserne conquistato, prima che frammenti di quella musica e di quelle parole si incastonassero per sempre nella mia testa..

..Scivola, scivola, vai via
non te ne andare
Scivola, scivola vai via
via da me..”

Chiara Lecito
Dal divorzio, parlare con suo padre era diventato complicato.
Lo vedeva due fine settimana al mese dai quali tornava sfinito e nervoso. Il fatto è che il babbo funzionava solo in mezzo agli altri, se ne rendeva conto adesso, tanto che, quando era piccolo, viveva come un privilegio il poter stare un’ora da solo con lui: papà era importante, intelligente, non aveva tempo da perdere, parlava solo di cose serie. Adesso era un casino, perché le confidenze non c’erano mai state, la mamma era un argomento tabù, la vita quotidiana non portava a niente; e allora quei fine settimana diventavano sempre più un pantano, una palude, delle sabbie mobili.
Fu il babbo il primo a rimandare, e poi saltare, un incontro.
E allora lui si sentì sollevato, e poi colpevole del suo sollievo, e poi tradito.

Cristian Borghini

Il trionfo dell’ovvietà 🙂

Valentina Bertolini
Io non ricordo, di Stefan Merrill Block

Perché il ricordo va tramandato