Inktober – giorno 11: Disgusting

Inktober – giorno 11: Disgusting

11 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Valentina Bertolini
Cuore di ciccia, di Susanna Tamaro

Perché è il libro più brutto che io abbia mai letto in tutta la vita. Giuro!

Francesca Maggi
Nei primi anni 2000 l’amico S. si laureò in Lingue e Letterature Straniere, un titolo assolutamente inutile nel campo della ricerca di un qualsivoglia lavoro stabile.
Dopo una serie di lavori strani e sottopagati si trasferì in Olanda poiché, con un colpo di culo non indifferente, fu assunto da un’importante multinazionale.
Si ambientò subito e dopo poco si fidanzò con una ragazza molto carina.
M. è una biologa nutrizionista, donna molto seria, intelligente e alla mano, figlia di un pastore protestante.
Da alcuni anni cura un blog in inglese, ben scritto, molto hygge, in cui parla di stili di vita, benessere e nutrizione.
Ogni tanto lo leggo, per informarmi sulle preziosissime proprietà antiossidanti della barbabietola o su come preparare una tisana rilassante.
Finché un giorno mi imbatto in un articolo un tantino diverso: le virtù nutrizionali dello sperma.
Rileggo.
Che c’è scritto?
Rileggo bene.
A quanto pare sembra che assumere regolarmente sperma umano sia di gran giovamento, è ricchissimo di proteine nobili, vitamina B12, potassio, zinco e antigeni del sangue.
Consigliatissimo bere sperma in gravidanza, per rafforzare il sistema immunitario del nascituro.
Mi informo meglio, rapido giro su Google.
È usato come anti-depressivo, anti-age e ci sono serissimi studi che affermano che sia una panacea per la ricrescita dei capelli.
Altri studi non ancora verificati sostengono che sia usato per la cura del cancro al colon, ipertensione e gotta.
In remote aree della Cappadocia da sempre usato per reflusso acido e gastrite.
Plinio il Vecchio scrive che sperma di schiavi fenici veniva utilizzato per problemi alla cistifellea e al duodeno.
Da millenni in Cina cura cefalee e dolori alla cervicale.
Insomma, un vero e proprio superfood!

Chiara Lecito
Il disgusto è una sensazione che va allenata con intelligenza, perché è facile disgustare un qualcosa che, alla fine, se lo guardiamo con la dovuta onestà, ci appartiene. Ripeto sempre a me stessa il motto di Terenzio, Homo sum, humani nihil a me alienum puto, ovvero sono un essere umano, e tutto ciò che è umano mi riguarda; che poi è anche vero che sono viva, e pertanto tutto ciò che è vivente mi riguarda.
Tranne insetti e cetrioli, forse.

Massimo Guelfi
Estate 2020.
La mamma di Diego è stata la prima dei nostri quattro genitori a lasciarci. A cavallo degli anni novanta ero diventato di famiglia e mi fermavo spesso a cena da loro con la scusa di continuare a fare i compiti o ad iniziarli proprio, presi da un tardivo rimorso di coscienza. In quelle occasioni prendevi consapevolezza delle particolarità di ogni nucleo familiare, dall’odore della casa al modo di apparecchiare, dalle convinzioni politiche alla cucina. Ricordo le tovagliette all’americana che mi apparivano esotiche quanto i primi kiwi e ananas che potevi trovare sui banchi del mercato. Ricordo il disgustoso polpettone che veniva pubblicizzato come il pezzo forte della casa e che riuscivo a malapena a buttar giù raccogliendo in me tutta la buona educazione con cui ero stato indottrinato. Ricordo le timide discussioni sulla neonata Lega Nord di Bossi. Non era certo per l’attraente prospettiva di una secessione che si fondava il suo successo anche a queste latitudini: la sua capacità di stimolare interesse anche nel ceto medio non era certamente veicolato soltanto dalla battaglia in difesa dell’operoso nord-est. C’era qualcosa che andava oltre e che creava un nuovo paradigma per quello che sarebbe stato l’embrione del populismo cavalcato anni dopo da Berlusconi e Grillo all’interno dei territori nazionali e successivamente esportato al di là delle alpi fino ai giorni nostri nelle lontane americhe. Certo che se il celodurismo fosse stato brevettato, probabilmente adesso, Trump e Bolzonaro ripagherebbero in royalties i famosi quarantanove milioni sottratti al fisco. Ma allora tutto questo non era immaginabile e la forza con cui questo presunto nuovo stava inondando i convincimenti di questa rispettabile famiglia creavano, sommato a tutto il resto, il contrasto con quella ics che ero riuscito ad apporre sul simbolo del PCI, appena in tempo prima che la svolta della bolognina spazzasse via tutto. Fuori dall’obitorio ripensai a tutto questo. Quando Diego mi si fece incontro, bastò il solo sguardo a spazzare via tutti quei contrasti e come se trent’anni non fossero volati via invano gli trasmisi tutto il mio dispiacere

Cristian Borghini
L’album sarà pure bello, ma la copertina non tanto, anche se il disgustoso è diverso dal brutto, ma insomma.
Io comunque non ho roba né brutta né disgustosa.