Inktober – Giorno 8: Teeth

Inktober – Giorno 8: Teeth

8 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Diana Buchignani

Massimo Guelfi
Estate 1970.
Ho sempre pensato a Darwin e Lamarck come due signori divisi da una profonda rivalità in virtù della loro visione divergente sulla teoria evoluzionistica della specie, così come Gimondi e Merckx lo erano nel ciclismo, i Beatles e i Rolling Stones nel rock e Lorella Cuccarini e Heater Parisi nella danza. Nessuno è in grado di sapere se nel loro privato si siano mai esercitati nella spaccata, nell’air guitaring o nello spinning, ma l’iconografia ufficiale ci restituisce la figura di due signori completamente devoti alla loro disciplina non facilmente inclini a futili distrazioni. Infatti, tra vermi vivisezionati e circumnavigazioni del globo terrestre, credo che non rimanesse loro molto tempo, ma nonostante l’impegno e i soldi non facessero difetto a nessuno dei due i loro destini andarono incontro fortune opposte. La casualità deterministica fondamento della teoria lamarckiana venne rapidamente spazzata via dalle successive teorie darwiniane basate sulla selezione naturale, tanto che tutto il lavoro del naturalista francese venne ben presto accantonato tra le risatine dietro le spalle di tutta la comunità scientifica e brutalmente declassato a semplice divertissement scientifico di un signore del ‘700 che aveva eccessivamente goduto del traino dell’illuminismo europeo. La successiva scoperta del DNA alimentò ulteriormente il successo di Darwin che con la sua lunga barba bianca divenne addiruttura figura iconica pop del ventesimo secolo come Freud, Che Guevara e la new entry Frida Kahlo. Tutto questo, non ha fatto altro, nella mia fantasia, che alimentare invece la simpatia opposta verso il povero Lamarck perché, anche senza il mio umile appoggio, per tutti prima o poi arriva il momento del riscatto e della riabilitazione, basti pensare agli spaghetti western per avere la giusta dimensione del fenomeno. In effetti tanti anni dopo si scoprì che gran parte del filamento a doppia elica oltre a non essere espressione genica di nessun carattere aveva anche la capacità di modificarsi attraverso i trasposoni. Casualità o determinismo? Esigenze adattive potrebbero quindi portare a significative modificazioni del DNA trasmissibile alla prole? Non siamo nella situazione di colli di giraffe allungabili a piacimento ma lo possiamo almeno dire che adesso ci troviamo in un epoca post-darwiniana? Oh, denti dell’ingranaggio genetico che ci sorridete e vi fate beffa di noi, quale traccia nei gameti dei miei genitori ritrovate in questo fenotipo?

Chiara Lecito

Una delle mie canzoni preferite di sempre 🙂

Valentina Bertolini
Alla radice, di Miika Nousiainen, Iperborea

Perché ci sarebbe anche Denti bianchi della Zadie Smith, ma questo mi è piaciuto di più

Francesca Maggi
Non è che a Giorgio facessero paura i dentisti, a lui faceva proprio schifo un particolare dentista.
Il dottor Ceccarelli era stato il punto di riferimento della sua famiglia per decenni, e lui si era sempre chiesto come diavolo fosse riuscito a prendere una laurea un tipo così: da piccolo, quando sua madre lo trascinava per la consueta visita, la sola vista di quell’uomo gli faceva venire la nausea.
Dopo aver salutato sua madre con una bonaria pacca sul sedere – risatina di lei, lo faceva accomodare in poltrona e letteralmente di sdraiava su di lui, soffocandolo col suo corpo massiccio.
Sentiva puzza di grappa (era permesso bere in servizio?) e quella crosta sul naso, incombente, che stava sempre lì e non andava mai via.
Trapanava denti a tutto spiano, sadicamente.
Giorgio aveva 14 anni quando il dottor Ceccarelli morì di cirrosi epatica (segno del destino?) e per più di un decennio si rifiutò di andare dal dentista.
Fino a quel giorno: un dolore atroce, martellante, aveva voglia di strapparsi i denti dalla bocca uno a uno.
Si mise alla ricerca su Google di uno studio vicino e a buon mercato e trovò un incoraggiante “Natural Dental Surgery Clinic Dr.Bertolini”.
A noi dott.Bertolini!
Suonò il campanello ed entrò.
Niente segretaria.
Si sdraio’.
Facciamo presto.
Socchiuse gli occhi e quando li riapri’ vide la Madonna.
“Buongiorno, sono la dottoressa Bertolini, ma puoi chiamarmi Eva”.
Oh, Eva.
Chi le aveva dipinto addosso quel camice che sembrava scoppiare? Davvero esisteva al mondo una stoffa così sottile?
Che cosa portava sotto, le mutandine, o neppure quelle?
Eva.
Un profumo buono e quel primo bottone che aveva voglia di scoppiare come un tappo di champagne.
Fa l’anestesia, non ricordava quella sensazione di impotenza.
Lei è sopra di lui, lo sfiora senza accorgersene.
Non si sente la faccia, in compenso c’è qualcosa che si muove, vive di vita propria là sotto.
È morto e vivo nello stesso identico istante.

Cristian Borghini
Io e le mie Hawley 🙂