Inktober – Giorno 5: Blade

Inktober – Giorno 5: Blade

5 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Cristian Borghini
Le Lame di Aulla sono strisce di territorio che coprono il territorio che parte dal bivio di Caprigliola e arriva ad Aulla, lungo il corso del fiume Magra. Si tratta di un terreno franoso e poco battuto dal sole. Fin da bambino sentivo dire Che umidità che c’è alle Lame, oppure C’era ghiacciato alle Lame. Ma perché si chiamano le Lame? Non lo so. Ma, sebbene non si tratti di un posto da farci le foto, quasi quasi due foto ce le vado a fare lo stesso.

Massimo Guelfi
Autunno 1990.
Era la prima volta che sentivamo parlare di una festa di Halloween. “Ma non è una roba da americani?” chiesi con il tono di colui che vuol far trasudare tutta la sua contrarietà all’imperialismo statunitense. “Ma, no in realtà è una roba di origine celtica” rispose Diego con l’aria di chi impugna subito l’estintore per spengere la discussione sulla guerra del golfo, il kuwait, l’intervento armato dell’Italia e gli USA e l’ONU: avevamo già assai da lottare per sopravvivere alla nostra guerra quotidiana che non era il caso di sprecare energie in inutili discussioni di altre guerre lontane. Me lo aspettavo, Diego evitava di politicizzare troppo la discussione perché pur non condividendo le idee politiche della sua famiglia, era profondamente disturbato dal doversi schierare nella divisione ideologica fra me e suo padre. In aperto tono provocatorio risposi: “dunque, vorresti farmi credere che Arnold, Saranno Famosi, I Robinson, Super Vicki, Genitori in Blue Jeans..non abbiano minimamente avuto un impatto sulla nostre abitudini e che sia tutto merito dei Celti? Ma chi sono poi questi Celti? Tra qualche anno ci troveremo le vetrine piene di zucche, ragnatele, e le strade invase da ragazzini mascherati con in mano un cappello a punta a chiedere dolcetto o scherzetto”.”Ci troveremo attorno ad una opulenta tavola a tagliare il nostro tacchino maxi-size per il giorno del ringraziamento, ci metteremo in coda davanti ad un grande centro commerciale per il black friday e riempiremo la casa di luci nella settimana di Hanukkah”. Quella volta fu mio l’onore dell’ultima stoccata. Arrivammo quindi a San Vincenzo. Arrivammo a questa presunta festa di Halloween invitati da un amico di un amico del proprietario di casa che aveva organizzato tutto nella mega villa dei genitori. I tempi calcolati erano giusti, avevamo raggiunto il giusto grado di sballo per poterci mescolare tra pseudo sconosciuti senza l’imbarazzo di farci vedere stonati. Già intrippati per il ragionamento precedente, suonammo. Ci venne ad aprire una tipa (di cui mi innamorai all’istante e tanti saluti a Beatrice) con un cappello decorato con una finta lama che le trafiggeva il cranio. Guardammo lei poi ci guardammo tra di noi e scoppiammo a ridere. Non so dire quanto durò quell’istante, evidentemente l’ondata di THC invase tutto il lobo temporale destro che inizio a pulsare come se al suo interno si verificasse lo stesso scoppiettio di pop corn in una pentola. Persi il senso del tempo ed anche la possibilità, mai l’avessi avuta, di conoscere la ragazza con la lama…

Francesca Maggi
Chef Tony.
Fino a pochi anni fa, facendo zapping fra le varie emittenti locali, fra una Mamma Franca e un Bottegone della calzatura, ci si poteva imbattere in Chef Tony, panciuto guru dei coltelli Miracle Blade, serie di lame più affilate e micidiali delle katane di Hattori Hanzo.
La leggenda narra che la prima lama Miracle Blade venne forgiata nei recessi di una montagna infuocata.
Plinio il Vecchio sostiene che una lama Miracle Blade fu uno dei 33 coltelli omaggio usati per l’assassinio di Giulio Cesare.
Ultimamente Chef Tony è sparito dagli schermi, i più informati sostengono che si sia ritirato in un segretissimo rifugio sotto il Gran Sasso, nel tentativo di scindere l’atomo con una delle sue affilatissime lame.

Chiara Lecito
Il centro, che è anche il vuoto, che è anche il punto in cui le cose arrivano e passano attraverso perché l’io è un semplice prodotto delle relazioni; non esser più una persona che impugna una spada, o una penna o che batte su una tastiera; non essere più una persona che legge un libro, o corre, o cammina, o respira, ma essere l’azione stessa, essere il corpo che compie quell’azione in un’assenza di concentrazione che è la concentrazione, la presenza più assoluta che si possa desiderare. E solo allora si smette di menare fendenti ma si colpisce come si vuole colpire, con esattezza. L’unico colpo che va dato, quello che dà senso a tutto il resto.

Valentina Bertolini
Le idi di marzo, di Colleen McCullough,

Perché la lama più famosa della storia è quella che ha ucciso il mio Giulio preferito