Inktober – Giorno 4: Radio

Inktober – Giorno 4: Radio

4 Ottobre 2020 0 Di Gli Epicurei

Massimo Guelfi
Autunno 1990.

…È inutili ca ‘ntrizzi
E fai cannola
Lu santu è di mammuru
E nan sura…

“Potresti abbassare questa musica di merda?” – Mi intimò Diego – “ma no dai ascoltiamo tutto l’album” – risposi, girandomi verso di lui con lo sguardo di chi vorrebbe trasmettere il concetto: “ma per caso non hai la minima percezione che stiamo ascoltando un capolavoro?” Tirò indietro la testa facendosi scivolare sgomento sul seggiolino anteriore della macchina – “fai come vuoi, basta che abbassi il volume a questo cesso di mangianastri” – “cesso o no questo è quello che passa il convento e questa è musica che tra cinquant’anni conserverà ancora la sua carica emozionale, ah che profano!” – “comunque non ti preoccupare tra poco siamo arrivati, ho trovato un nuovo varco nel cantiere della variante e li saremo ben nascosti” – “a proposito, l’hai portato te il fumo, vero?” – “certo, mica spendo i miei soldi a comprare cassette di musica inascoltabile” – rispose Diego chiudendo la conversazione ed iniziando a scaldare nel suo palmo il prezioso troccoletto di hashish. Ci spostavamo con la mia macchina in quel 1990, lui non aveva ancora preso la patente, ma la nostra amicizia non era soltanto una joint venture in cui io mettevo le quattro ruote e lui lo sballo, c’era veramente affetto ed il collante più forte era sicuramente la condivisione della necessità di evasione dal cameratismo della nostra scuola. Se dovessi materializzare un purgatorio per automobilisti probabilmente gli darei le sembianze di quella mia Panda 30 nel limbo tra l’inferno della prigionia e il paradiso della fuga. Senza un autoradio decente, senza aria condizionata e senza servosterzo con a fianco il mio Virgilio sognando l’inarrivabile Beatrice stavamo per raggiungere San Vincenzo con la salivazione a zero e gli occhi pallati…

…Chi stranu e cumplicatu sintimentu
Gnonnu ti l’aia diri
Li mo peni
Cu sapi si si in gradu di capiri
No sacciu comu mai
Ti uogghiu beni
Messmuka issmi khalifa
Adrussu ‘allurata al ‘arabiata
Likulli schain uactin ua azan
Likulli helm muthabir amal
Likulli helm muthabir amal

Cristian Borghini

La radio è un brano di Eugenio Finardi tratto dall’album Sugo, 1976, seconda fatica del cantautore milanese. In poco più di due minuti, abbiamo una dichiarazione d’amore per un mezzo di comunicazione che ancora oggi, alla faccia della tecnologia e del digitale, gode ancora di ottima salute.

Francesca Maggi
Radio Forte dei Marmi.
Il 19 giugno 1996 varie zone della Versilia furono devastate da una forte alluvione che fece straripare il torrente omonimo.
Ai tempi vivevo a Querceta, e anche se mi trovavo nell’esatto centro geografico del tutto, né io, né i miei familiari quel giorno ci accorgemmo di un granché.
Solo in serata cominciarono ad arrivare confuse e preoccupanti notizie.
Ricordo la nottata con le orecchie attaccate a Radio Forte dei Marmi, l’unica radio locale che trasmetteva in diretta le voci dei diretti interessati, collegati ai famosi “baracchini”.
Radio FdM era nata alla fine degli anni ’70 come molte radio libere e fu per molto tempo il sottofondo musicale della mia adolescenza.
Naturalmente a me piacevano molto quei programmi di “disco dedica”, ricordo soprattutto quando ero a casa malata chiamavo per auto-dedicarmi una canzone (lo so, è molto triste).
Adesso Radio FdM non esiste più, le radio libere sono sparite o sono diventate radio commerciali.
E proprio le esigenze commerciali hanno livellato i gusti musicali e azzerato ogni tentativo di sperimentazione.

Valentina Bertolini
Radio libera Albemuth, di Philip Dick, Fanucci Editore

Perché una lista senza Dick non è una lista.

Chiara Lecito
Palestra, venerdì scorso.

Olé, a posto. Ormai vivo i Queen come una fatalità ineluttabile. Se non mi capitano nelle orecchie potrebbe accadere qualcosa di disastroso a livello cosmico. Li vivo come il male minore.