La recensione più accidentata della storia: “Alle Corde” (Leandro Conti Celestini)

La recensione più accidentata della storia: “Alle Corde” (Leandro Conti Celestini)

30 Settembre 2020 1 Di Gli Epicurei

Premessa
In realtà il tempo di lettura effettivo del romanzo è stato sorprendentemente breve. Trecento pagine bevute in neanche due settimane, pur avendo a disposizione alcuni mesi.

Giustificazione
L’intreccio dissennato tra vita personale e lavorativa post Covid ha allungato i tempi, e anche la copertina ha fatto la sua parte: d’impatto la trovavo respingente, di un trash pacchiano e carico che non mi incoraggiava.
E sbagliavo.

Risultato
Subito dopo averlo letto, ma anche dopo appena le prime pagine, durante tutto il percorso di lettura, tutte le mie resistenze, i pregiudizi, i preconcetti che affollavano la mia mente e di cui nemmeno ero pienamente consapevole sono stati spazzati via. Mi ha messo letteralmente alla corde. Ed in queste ore sto cercando di capirne bene il perché.

L’immagine in questione
Un giovane wrestler appoggiato ad un angolo del ring, con le braccia appoggiate sulle corde, Tristan, il protagonista, avvolto in un allure di divinità caduta, con i ricci morbidi ad incorniciargli il viso angelicato, quasi completamente nudo, se non fosse per la tutina animalier, che lascia poco all’immaginazione. Nelle prime pagine si susseguono le avvertenze: l’opera appartiene ad una collana Erotica Gay che suddivide i lavori per intensità; al nostro romanzo è stata assegnata una stella, “eros dolce”. Un amico, dichiaratamente omosessuale, appassionato di letteratura e cinematografia d’essay, di fronte ad alcune mie obiezioni ribatte con decisione. Sostiene che è perfetta. Fedele alla tendenza grafica patinata, spudoratamente Kitsch, sfacciatamente glamour, di fine anni 70, periodo in cui il wrestling esplicita la sua vocazione di spettacolo organizzato dalle innumerevoli Federazioni presenti in America, senza per questo perdere né pathos né il considerevole impegno atletico dei professionisti. Superato lo scoglio, creato a priori da un’impressione superficiale vieni proiettato nella storia che si muove agilmente su molteplici binari. Inizialmente ci si accomoda come davanti al grande schermo di uno di quei cinema di una volta, nelle prime file. Lato sinistro, quello che preferisco. Grandi orizzonti. Tramite un dettagliato e sapiente gioco di inquadrature, ci troviamo in auto con il protagonista. Alla guida il suo coach, scambio di battute veloci, fuori il deserto, che ci svela quanto basta a connetterci alla psicologia di quelli che saranno i personaggi chiave storia. Sono in viaggio, dal Nevada all’Oregon, lo spazio arco temporale utile a conoscere Tristan, qualcosa della sua storia personale, l’emotività pulsante di un giovane uomo che sta per intraprendere un percorso che lo attrae nella sua indeterminatezza e lo spaventa al tempo stesso. Il mondo del wrestling, ai suoi albori.

Luci e ombre 
Poi spiamo da un’altra angolazione, leggendo le pagine di diario del coach che documenta i passaggi e gli snodi salienti della storia.
Questa opera prima, scritta da Leandro Conti Celestini, classe 1978, milanese, designer e artista, innamorato del cinema e della moda, trasferitosi a Los Angeles, non è classificabile esclusivamente al genere a cui la casa editrice specifica l’appartenenza. L’erotismo è uno dei fili conduttori, ma non l’esclusivo. Intercetta il bisogno universale di conoscere storie di introspezione personale dove l’indagine del sé passa anche attraverso la prepotenza urgente dei sensi, il movimento dei corpi che si scontrano nella lotta, e si sfiorano, si feriscono e si curano e questa dinamica resa fluida da una dialettica competente la rende una lettura magica e interessante. Molto piacevole. E la storia c’è, eccome se c’è. Ed è scritta bene, è coerente, coinvolgente, sale di ritmo gradualmente, come volesse essa stessa condurre un gioco erotico con il lettore. I personaggi delineati e ben caratterizzati. E c’è anche il sesso. Tanto. Dettagliatissimo. Raffinato. Ustionante. Tradotto in immagini dal vocabolario ricchissimo, molto ambizioso. Tanto da trascendere il genere. Ecco, l’ho detto. Quest’opera trascende la sua classificazione.

Maneggiare con cura

(Samanta Tommasi)