Putredine: “L’aggiù, nell’abisso” (Joris-Karl Huysmans)

Putredine: “L’aggiù, nell’abisso” (Joris-Karl Huysmans)

25 Settembre 2020 0 Di Gli Epicurei

Il culto del demonio non è più insano del culto di Dio: l’uno è putredine, l’altro splendore, ecco tutto.

Laggiù, nell’abisso, più che un romanzo sui culti satanisti et similia, è una trattazione del misticismo e della volontà di conoscere. Durtal è uno scrittore che si appresta a scrivere la storia di Gilles de Rais (1404-1440) e che si trova invischiato in una relazione che lo porterà a bazzicare ambienti satanisti, fino ad assistere a una messa nera, evento che schiarisce e lucida la sua visione del mondo.

In quest’opera (minore?) di Huysmans, edita da Internòs edizioni,  c’è una forza che mi è rimasta in cuore e che faccio fatica a rendere che è la forza del voler andare oltre. Il protagonista Durtal, per esempio, sembra uno di quegli scemotti di matrice romantica che si sentono superiori a coloro che li circondano, un tipo alla Raskolnikov insomma, solo che nel francese c’è davvero la voglia di andare oltre ciò che lo circonda, di penetrare il modo in cui funziona il mondo, e questo non per deriderlo, ma per capirlo. Voglio dire, c’è una sorta di pietà e di compassione, e forse anche di amore, talmente ingestibile che è un casino, una roba talmente potente e divorante che o si casca nello splendore o si corre nella putredine, per dirla con le parole dello stesso Huysmans; e tale tensione di assoluto, che non è nuova in letteratura, si distingue dalle altre per il tentativo del protagonista di riportarla nell’ambito dell’umano, ed è qui che il nostro compie la sua vera elevazione, che poi non è altro che una crescita emotiva, mentale e spirituale che davvero lo rende superiore, ma solo perché più centrato e più consapevole.

Questa è una roba splendida, perché non cerca soluzioni facili e perché mostra come la spinta alla grandezza e l’insoddisfazione che nasce dall’umano possa portare a cose grandissime o cose atroci, ma tutte prive di quella consapevolezza di sé e del mondo che è necessario coltivare se non si vuole indulgere in fanatismi incontrollati che sanno tanto di infantilismo, di volontà di vivere nel mondo come lo vogliamo noi e non nel mondo come è.

E allora eccoci a osservare e a fare il tifo per Durtal, che cresce assieme alla sua spinta verso il nobile, l’assoluto e il trascendente, probabilmente come ha fatto l’autore, del quale sicuramente recupererò altre opere che raccontino questo percorso.

(laChiara)